Sull’esatto significato del termine Prosumer, insistono diverse scuole di pensiero che, volendo riassumere, fanno risalire l’etimo a:
- crasi degli anglologismi Producer e Consumer
- crasi degli anglologismi Professional e Consumer
Mentre nella prima accezione, appare più evidente come due soggetti (storicamente tra loro distanti), conseguano un radicale avvicinamento in forza di un rapporto basato sulla co-creazione, la seconda interpretazione, suggerisce una trasformazione del consumatore generico in consumatore evoluto, che
qualifica il frutto del proprio operato (p.e. un contenuto multimediale) con l’apporto di una maggiore professionalità e perizia.
In entrambi i casi, la dinamica dei termini, porta a ravvisare la nascita di un nuovo contesto di fruizione, all’interno del quale “creatori” e consumatori, co-esistono in relazione partecipativa.
Non volendo addentrarmi in analisi sociologiche (che lascio ad altri esperti), mi preme sottolineare come il consumatore, comune denominatore in ciascuna definizione, sia centrale rispetto ad una possibile emergenza di nuovi bisogni.
Dal punto di vista delle imprese, il marketing (o la propria evoluzione in un contesto sempre più Web 2.0) dovrebbe saper cogliere tali necessità, e sfruttare al meglio questa particolare vicinanza/predisposizione del proprio cliente (ancorché potenziale).
Se accettiamo il concetto di Web 2.0 come risposta ai bisogni emergenti, in particolare di socialità e nuova individualità, possiamo intuire come l’affermarsi di una tecnologia abilitante, consente di agevolare la creazione di un ecosistema di soggetti in con-dividualità, o meglio, di un ego-sistema partecipativo, al cui interno i consumatori vivono percorsi esperenziali di co-creazione.
Tralascio in questa sede le riflessioni (pure oggetto di qualche altro post), sui cambiamenti che le dinamiche di una nuova socio-economia, ossia quella assumibile nell’ego-sistema di cui prima, apportano alla catena del valore.
Voglio porre invece l’attenzione sui modelli partecipativi adottabili dall’individuo-consumatore in
con-dividualità, rimarcandone alcune propensioni che, a mio avviso, consentono di identificare almeno due tipi di Prosumer:
- Prosumer far-Corporate
- Prosumer near-Corporate (o co-Corporate)
La prima tipologia, caratterizza un consumatore ancora inconsapevole (o volutamente inconsapevole), del valore che la propria creatività assume in un contesto relazionale
cliente-impresa. Mi riferisco in particolare al prosumer che esprime-realizza-consuma contenuti
co-creati all’interno di un sistema tecnologico abilitante, e che “si basta” (ovvero soddisfa i propri nuovi bisogni) nel processo di identificazione Human-Avatar.
Tale soggetto, è quello destinato ad evolvere e condizionare maggiormente i processi di business delle corporate (ed anche degli intermediari finanziari …, ma questo è un altro discorso di cui ho parlato e che tratterò ancora in Pagamenti 2.0).
Il Prosumer far-Corporate è il soggetto cui l’impresa deve dedicare tutta la propria attenzione (affinando le proprie strategie di comunicazione e di posizionamento), se vuole coinvolgerlo in un processo di
co-creazione soddisfacente e se ne vuole cogliere la disponibilità in chiave marketing.
Con Prosumer near-Corporate, intendo invece un soggetto che, al pari del precedente, partecipa al medesimo contesto creativo co-esperenziale, e nel contempo è più disposto a fornire informazioni su ciò che desidererebbe vedere prodotto; il prosumer near-Corporate contribuisce scientemente ad abbreviare la distanza tra produttore e consumatore.
Tale figura, consapevole del valore della propria creatività, percorre a ritroso il processo di identificazione del far-Corporate, identificandosi in un percorso Avatar-Human che chiede maggior attenzione da parte delle imprese in particolare per quanto concerne la Customer Satisfaction: attenzione alle attenzioni, ascolto (e trasformazione in chiave marketing) dei requirements still-in-latency.
Il ruolo delle communities e dei social network, che per entrambe le tipologie di Prosumer descritte, contribuisce ad azionare le leve del nuovo marketing, nel caso di far-Corporate deve essere attratto nella direzione social group -> target group, mentre per quanto attiene il near-Corporate, può essere mosso nell’opposta direzione, target-group – social-group.
Con ciò intento rispettivamente significare quanto Brand Attraction e Brand Awareness debbano saper (anche) trarre dal consumatore evoluto, in un rapporto emozionale ed esperenziale , quegli elementi di indirizzo e consolidamento dei propri mercati.
Per concludere, se tutto ciò che ho cercato di spiegare è anche solo condivisibile, voglio suggerire un’ultima suggestione: relazione tra Percorso di Identificazione dei Prosumer (PIP, che, per i filo-anglofoni può anche tradursi in Prosumer Identification Path) e strategie di mercato.
Se sono vere le equazioni:
Per il far-Coroporate
- PIP = Human -> Avatar
- Brand Attraction = Social Group -> Target Group
Per il near-Corporate
- PIP = Avatar -> Human
- Brand Awareness = target group -> social group
Allora sembra vero che le strategie di indirizzo e consolidamento di un brand, sono complementari ai Percorsi di Identificazione dei due tipi di Prosumer … e penso ancora una volta al ruolo chiave della pubblicità (ma su questo, torneremo in altri post).

