La passione per l’enigmistica classica (lo ammetto) influenza determinatamente molte delle mie proposizioni, tuttavia in questo caso, l’anagramma M-PESA, da cui più facilmente potrebbe letteralmente derivare ciò che vorrò
chiamare m-SEPA, ha ben poco a che spartire con i contenuti di questo articolo (parlerò dell’iniziativa di mobile money transfer Keniota – M-PESA appunto – in altri contesti).
Con m-SEPA intendo riferire a quello scenario che, nell’Area Unica dei Pagamenti Europei, va delineandosi sempre più con maggiore nitidezza di intenti, obiettivi e strategie: il Mobile Payment.
E’ ormai noto come Comunità Europea ed EPC (European Payments Council, l’organo decisionale e di coordinamento per la creazione della SEPA), unitamente alla GSMA (GSM Association, l’associazione maggiormente rappresentativa di Mobile Operators e GSM Supplier&Manufacturer), abbiano voluto imprimere un’accelerazione nello sviluppo del mercato m-Payment, tracciando un percorso improntato alla cooperazione cross-industry (annuncio del 30 Giugno 2008).
L’intento che traspare sotto la dicitura “cross-industry“, sostanzia una volontà di “accordare” le differenti istanze di due soggetti, banche e TELCO, che insieme coopereranno per supportare la nascita di un ecosistema Europeo, in cui possa svilupparsi un business atteso pervasivo.
Sul piano della standardizzazione, anche EMVco, il comitato internazionale responsabile dei processi di omologazione, cui ciascun player operante nel mercato Card & POS Terminal deve adempiere al fine di poter garantire la c.d. “Cross Payment System Interoperability“, aveva sin dall’Ottobre del 2007 (tramite la pubblicazione di un apposito White Paper) posto l’attenzione sugli aspetti infrastrutturali che caratterizzano le applicazioni di Mobile Payment, rilevando in particolare nelle problematiche di sicurezza e di provisioning OTA (Over The Air) delle applicazioni su SIM, alcuni dei nodi cruciali su cui avrebbe in seguito dato il proprio apporto.
Per maggiore chiarezza, è opportuno commentare che all’epoca, EMVco indicava come obiettivo prioritario per le proprie attività, lo sviluppo di una specifica declinazione del m-Payment, quella del Mobile Contactless Proximity Payments (scenario rigidamente face-to-face in relazione B2C), lasciando il tema del Mobile Remote Payment (scenari P2P e B2C) ad una successiva riflessione, che avrebbe dovuto richiamare l’attenzione di altri attori della filiera (p.e. i Network Operator), su aspetti cruciali quali la definizione di un modello Trusted e lo sviluppo di relazioni di business cross-market.
Per chi volesse chiarirsi meglio le idee sulle molteplici declinazioni del Mobile Payment -> How much is mobile your payment
Uno sguardo più attento ai lavori avviati da GSMA ed EPC a valle dell’annuncio di fine Giugno, ci permette di osservare alcune dinamiche che vedono nella convergenza dei ruoli assunti da banche ed operatori di rete, l’elemento catalizzatore di un cambiamento attuabile nei modelli implementativi e di business.
Il punto eutettico (direbbero gli alchemici !) dove la suddetta convergenza potrebbe realizzarsi, è realizzato tramite l’intermediazione di un terza parte che agisce da Trusted Service Manager (TSM): la Trusted 3rd Part (TTP).
Pay-Buy-Mobile, il progetto GSMA che già dalla sua nascita, introduceva nella Mobile Financial Value Chain il concetto di TSM, sembra quindi presentare un terreno di incontro, su cui banche ed operatori potranno congiuntamente sviluppare le proprie strategie, al fine di rendere mass market l’offerta di un servizio di mobile payment.
In particolare, l’individuazione di un soggetto terzo “super partes“, potrebbe (a tendere) offrire un contributo sul piano della definizione di nuovi modelli operativi (e di business), alternativi a quella dicotomia di sviluppo che oggi impone a banche a TELCO che volessero esercire servizi di m-Payment, una scelta tra le sole due strade: BANCA -> MVNO, MNO/MVNO -> Imel.
Un’ulteriore riflessione è d’obbligo, laddove possa scorgersi, dietro al nuovo soggetto Trusted 3rd Party, una risposta possibile per quegli stati della CE, dove i processi di autenticazione e intermediazione di un pagamento sono (alla data) obbligatoriamente deferiti ad un soggetto bancario.
Non volendo addentrarmi nei dettagli di Pay-Buy-Mobile, di cui peraltro osservo l’impronta pesantemente “SIM-centrica” e la natura NFC-based (con tutti i limiti e le potenzialità che a tali tecnologie e d’uopo attribuire), ritorno ancora sui passi che, in ambito SEPA, si sono compiuti negli ultimi tre anni, in particolare riferendomi all’evoluzione del quadro normativo in materia di Payment Services e di come questo impatterà sul mercato degli operatori di servizi di pagamento.
Già proposta nel Dicembre del 2005, il 13 Novembre 2007, il Parlamento ed il Consiglio Europeo in accordo con la Banca Centrale Europea, hanno adottato la PSD – Payment Service Directive (2007/64/EC).
La Direttiva ambisce a garantire l’apertura del mercato dei servizi di pagamento in modo razionale e controllato, assicurando nel contempo un incremento dei livelli di protezione per il consumatore.
Nel pieno rispetto di SEPA, la PSD propone le linee guida per la definizione di un ecosistema Europeo, all’interno del quale possano realizzarsi (tra le altre) l’autorizzazione di nuovi soggetti non-bancari per l’esercizio di un servizio di pagamento: gli Istituti di Pagamento (Payment Institutions o PI).
La PSD elenca anche i servizi che le PI possono offrire, tra i quali si annovera la possibilità per un operatore mobile di intermediare il pagamento tra un venditore ed un consumatore (anche ed eventualmente in relazione P2P).
Oltre agli operatori di rete strutturati, altri esempi di potenziali PI sono gli operatori virtuali (MVNO) o gli attori della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
Tornando quindi all’analisi di un mercato, che, nella prospettiva dell’accordo su Trusted 3rd Party di cui sopra, offre di fatto una sorta di “Columb’s Egg Strategy” (non per questo meno importante !) a due soggetti che entrano in relazione commerciale (qui intesa nei dettami di una nuova proposta di valore), uno sguardo critico non può esimersi dal rilevare come, l’avvento di new-comers qualificati dalla PSD come Payment Institutions, possa potenzialmente determinare un’ulteriore istanza di sviluppo della concorrenza, inquadrabile come vera “Terza Parte” (potremmo ancora chiamarla TTP The Third Part …).
Potrà la Payment Institution alimentare un’ulteriore convergenza dei modelli di offerta per m-Payment (chissà, MNO/MVNO -> PI ?), quale cambiamenti avverranno nel c.d. Payment Business (o meglio m-Payment Business) dal momento in cui la PSD entrerà in vigore (1 Novembre 2009) ?, potrà forse una PI esercire TSM ?, e infine, quale sarà lo sviluppo del P2P Payment,
sia esso NFC-based o declinato nella direttrice Mobile Remote Payment (ricordo per tutti un paio di nomi: Obopay, e, per stare in Europa, SEMOPS annoverato come applicazione StoLPan)
Per questi ed altri quesiti, non possedendo capacità mantiche, lascio aperta la discussione, invitando il lettore a riferirvi con il titolo di m-SEPA.
A presto, sempre su CloseToPay.


Il m-payment a mio avviso non troverà molto spazio in paesi in cui il sistema bancario è molto radicato e presente. In merito alla PSD, che sappiate, il termine 1/11/2009 è già stato accettato come termine per l’ingresso dei nuovi istituti oppure no? Potete segnalarmi dettagli ulteriori sull’argomento?
RISPONDO AD EMANUELE
In ambito CE, il Parlamento Europeo e il consiglio dell’Unione Europea, con la Direttiva 2007/64/CE del 13 Novembre 2007 (la PSD appunto), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE (Office Journal L319), hanno definito una deadline obbligatoria prevista all’Art. 94 (Attuazione), entro la quale gli Stati membri provvedono a fare entrare in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative definite dalla Direttiva stessa.
All’uopo quindi, anche la previsione degli Istituti di Pagamento è soggetta ai medesimi termini.
Va tuttavia detto che, sino alla data del 1/11/2009, vige il periodo della c.d. “PSD Transposition“, durante il quale ciascun Stato membro dovrà recepire gli obblighi (e, io dico, le opportunità) annessi/connessi alla Direttiva medesima, pur potendo sottopporre alle competenti autorità nazionali, ulteriore revisione (in tal senso si dice che la PSD dovrà essere “trasposta” nello schema nazionale di riferimento).
Durante il periodo di Transposition, gli Stati membri hanno l’opportunità di esprimere un diverso calendario per la sola adozione della PSD (alcune nazioni lo hanno già fatto), fermo restando la data ultima di cui sopra per l’entrata in vigore.
CloseToPay ha dedicato molto spazio (e molto ancora farà) alla Direttiva Comunitaria; suggerisco pertanto di cercare all’interno del blog altri articoli taggati da “PSD“, “PaymentInstitutions“, o, per maggiori approfondimenti, di partecipare agli eventi di formazione elencati alla pagina Events.
The CloseToPay Master
Grazie della risposta Roberto. Di fatto avevo già trovato molte delle risposte sui blog taggati PSD ecc. Sarebbe interessante avere una statistica degli stati che hanno già recepito gli obblighi, e se esistono già alcuni istituti di Pagamento accreditati, ed avere dei driver di comparazione dei costi associati alla gestione di transazioni economiche sul circuito bancario tradizionale ed i costi potenzialmente minori su un circuito getsito da un istituto di pagamento.
Grazie, ciao