A meno di nove mesi dall’entrata in vigore della Direttiva Comunitaria sui Servizi di Pagamento (PSD), ed a più di un anno dai primi “vagiti” SEPA (Credit Transfer, dal 28 Gennaio 2008 in parallelo con i bonifici nazionali), l’Eurosistema redige un documento (27 Marzo 2009), con il quale esprime pubblicamente le proprie attese di sviluppo del progetto SEPA.
Con questo articolo, voglio cogliere l’occasione per fornire ai molti lettori di CloseToPay EURO-confusi, una base di riferimento per meglio capire “Chi fa la SEPA“ , rendendo in tal modo più efficacie la comprensione della suddetta pubblicazione.
CHI FA LA SEPA
I principali attori che hanno contribuito/contribuiscono alla creazione/sviluppo dell’Area Unica dei Pagamenti in Euro (SEPA), sono raggruppabili nei seguenti tre soggetti:
- EC European Commission
SEPA, nella propria visione di origine, viene concepita dalla Commissione Europea, che, insieme al Consiglio ed al Parlamento, guida il processo di armonizzazione (rimozione delle barriere di mercato) e definisce i quadri normativi dell’Area Unica.
Tali attività, vengono sostanzialmente operate tramite gli organi:- DG Internal Market & Services
responsabile definizione quadro regolatorio- DG Market ha “creato” la PSD
- DG Competition
regolamentazione antitrust- DG Competition si occupa in particolare della MIF (Multilateral Interchange Fee), monitorandone l’applicazione nel rispetto dei principi non lesivi della concorrenza (si veda a titolo esemplificativo, le azioni di ordine/controllo nei confronti dei 4-party Card Scheme quali MasterCard e Visa)
- DG Enterprise & Industry
focalizzato sul tema e-Invoicing (definizione e-Business in ambito SEPA)
- DG Internal Market & Services
- ECB European Central Bank (EUROSISTEMA)
La Banca Centrale Europea, che insieme alle Banche Centrali nazionali dei 16 Stati membri Comunitari dell’area euro forma il c.d. Eurosistema, definisce le linee guida della SEPA, contribuendo ad un’attività di controllo/indirizzo del processo di migrazione (pianificazione della roadmap di attuazione) ed all’esercizio di monitoraggio/vigilanza sul Sistema dei Pagamenti.
Nel compimento di tali azioni, l’Eurosistema sostiene e promuove il mercato dei pagamenti SEPA ed agisce da catalizzatore del cambiamento. - EPC European Payment Council
L’EPC, che nasce nel 2002 come la SEPA, è l’organismo di autoregolamentazione voluto e creato dai principali Istituti di Credito europei (rappresenta l’industry bancaria a livello europeo).
Lo European Payment Council svolge un’insieme di attività estremamente rilevanti ai fini dell’attuazione in concreto della SEPA (si potrebbe dire che senza l’EPC, SEPA sarebbe solo un bel progetto … sulla carta !), tra le quali:- Coordinamento della creazione/sviluppo di SEPA
- EPC Plenary insieme a Scheme Management Committee (entrambi all’apice della struttura governativa dell’EPC) fungono da organi decisionali
- Co-ordination Committee (che riporta direttamente al Plenary) funge da organo decisionale per i processi SEPA
- Definizione delle linee strategiche per la standardizzazione
- Sviluppo dell’insieme di schemi interbancari, norme contrattuali e tecniche, necessari a definire i nuovi strumenti di pagamento ed i meccanismi di Clearing & Settlement comuni in ambito SEPA
- Rulebooks (schemi SEPA)
- SCT SEPA Credit Transfer (pagamenti)
- SDD SEPA Direct Debit (incassi)
- Frameworks (regole e linee guida)
- SCF SEPA Card Framework (quadro di riferimento per i pagamenti con carte)
- SEPA Cash Framework (norme comuni per la gestione del contante, definizione SECA – Single European Cash Area)
- PE-ACH/CSM Framework (norme comuni per infrastrutture Sistemi di Pagamento)
- Rulebooks (schemi SEPA)
- Coordinamento della creazione/sviluppo di SEPA
Per ottenere uno sviluppo di SEPA concreto, razionale e corretto all’interno di ogni nazione, garantendo nel contempo un level playing field (pari condizioni di competizione basate sull’adozione di norme e strumenti comuni) accettabile, i tre soggetti più sopra elencati si relazionano e si coordinano anche con:
- le Associazioni Bancarie Nazionali
- le Associazioni dei Consumatori e delle Imprese
- la Pubblica Amministrazione
LE ATTESE DELL’EUROSISTEMA
Seppure non intese come “requisiti formali” o “disposizioni giuridicamente vincolanti”, le aspettative che, nel pronunciamento del 27 Marzo 2009, l’Eurosistema formula al riguardo degli sviluppi attuativi del progetto SEPA, permettono di desumere inequivocabilmente il sentiment delle Banche Centrali.
Bandendo la possibilità (o il rischio ?) di autorizzare qualsivoglia scenario abilitativo di una SEPA parziale, come quello che si verrebbe ad affermare per i soli pagamenti transfrontalieri (la c.d. “mini-SEPA”), il documento definisce una cornice di attesa sia per i fornitori di servizi di pagamento sia per gli utenti, che possiamo riassumere al seguito.
Fonitori (Banche e Istituti di Pagamento)
- Capacità operativa di inviare e ricevere pagamenti SEPA;
- Disponibilità offerta strumenti SEPA corrispondenti ai servizi di Credit Transfer o Direct Debit in euro attualmente erogati;
- Promozione dell’utilizzo dei servizi SEPA compliant presso la clientela (p.e. rendendoli “appetibili” almeno nella misura di quelli pregressi);
- Censimento di tutti i BIC (Codici di Identificazione Bancaria) rilevanti in almeno un’infrastruttura che copra l’intera SEPA;
- Adeguamento dei processi e delle applicazioni ai requisiti SEPA;
- Standard SEPA per la comunicazione con i clienti;
- Garanzia sull’integrità dei dati e delle informazioni durante la migrazione , in caso di conversione dei nuovi formati SEPA nei formati precedenti/nazionali (e viceversa).
Mi permetto di osservare come per la maggior parte dei punti (segnatamente il 4 ed il 6), gli “EURO-desidarata” abbiano in realtà già “permeato” la PSD, i cui obblighi di compliance a partire dal 1 Novembre 2009, consentirebbero (ove assolti) piena soddisfazione.
Faccio inoltre notare come, per la prima volta in modo chiaro ed inequivocabile, gli Enti Creditizi vengono allineati agli Istituti di Pagamento, quali destinatari delle richieste dell’Eurosistema.
Utenti
- Per le società, le banche e la P.A.:
- Adesione ai criteri definiti dall’EPC per la SEPA e riferimento alle aspettative dell’Eurosistema nelle gare d’appalto,
- Impiego di fornitori di servizi di pagamento SEPA compliant,
- Nello scambio di documenti commerciali come le fatture, si dovrebbero indicare l’IBAN ed il BIC con maggiore visibilità (rispetto ai vecchi codici di C/C),
- Enti Creditizi e Istituti di pagamento dovrebbero utilizzare strumenti SEPA compliant, sia quando gestiscono in autonomia i pagamenti, sia nel caso in cui ricorrano all’outsourcing (processor SEPA compliant),
- Nel caso i conti (nell’accezione più ampia del termine, ivi compreso il Conto di Pagamento) siano detenuti presso lo stesso istituto, le banche dovrebbero usare l’IBAN anziché i vecchi numeri di conto per i pagamenti ai propri fornitori e la corresponsione degli stipendi.
- Per gli esercizi commerciali che accettano pagamenti mediante carta (di credito o di debito indifferentemente):
- Consapevolezza del fatto che gli acquirer con cui sottoscrivono una convenzione aderiscano al SCF (SEPA Card Framework) ed osservino i termini di riferimento per i circuiti (allorché disponibili),
- Migrazione a terminali EMV ed a sistemi che adottino gli standard SEPA (allorché disponibili),
- Incentivazione all’uso di circuiti di carte efficienti,
- ove commercialmente fattibile, opportunità di accettare uno o più circuiti di carte europei supplementari (allorché disponibili);
- Per l’utente finale:
- maggiore attenzione riguardo all’IBAN dei propri conti e al corrispondente BIC della banca,
- uso di BIC e IBAN nei pagamenti effettuati dalla clientela laddove presenti sulle fatture,
- Comparazione dell’offerta di servizi bancari tra più istituti situati in paesi della SEPA diversi,
- Preferenza ai pagamenti con carte presso i punti di vendita , in luogo di altri mezzi ritenuti meno efficienti.
Nei prossimi articoli su CloseToPay, mi soffermerò ancora sull’analisi di altre dinamiche che, in ambito comunitario, stanno determinando un cambiamento nei modelli di servizio e di business nel mercato dei Payment Services; per il momento, buona lettura …e riflessione.

Beato lei che è ben informato…ma quando entrerà in vigore al completo ? Il due di novembre non è successo alcunchè e le banche ne sanno poco o niente: metà dicembre ? Metà gennaio ? Marzo / maggio 2010 ? 2011 ???
Ognuno dà una ersione diversa e in internet non si trova niente….
RISPONDO a LILITH
Beh, … che su Internet non si trovi niente (o poco), non direi: CloseToPay c’è ! (ma è un’ottima eccezione …)
Provo a raccontarle cosa è successo (e cosa potrà accadere) in Italia, con il recepimento della PSD.
E’ certamente vero che, il 2 Novembre (potenza di certe date !), abbiamo mancato l’appuntamento; ma il Bel Paese, è in buona compagnia (di altre nazioni “ritardatarie”).
Eppure, qualcosa si muove … e già si è mosso.
In Italia, il recepimento della Direttiva comunitaria 2007/64/CE (la PSD), avviene – in prima istanza – tramite un intervento sulla normativa primaria, ovvero a seguito dell’emanzione di un D.lgs, che modifica il T.U.B. .
Fanno seguito, ulteriori interventi sulla normativa secondaria (presumibilmente realizzati con i c.d. “decreti attuativi”), contribuiti da Banca d’Italia (indicazioni/apporti).
Durante il c.d.m. del 28 Ottobre 2009, è stato discusso ed approvato in prima lettura, lo schema del Decreto di recepimento della Direttiva sui Servizi di Pagamento.
L’iter che seguirà, prevede che il testo approvato, vada alle camere per un giro di consultazione (presso le commissioni preposte – sesta commissione “Finanza e Tesoro”), e successivamente ritorni al Consiglio, per la ratifica del testo finale.
I tempi previsti sono: entro metà Dicembre 2009, il testo discusso, dovrebbe ritornare all’attenzione del Consiglio, quindi (se tutto va bene, compatibilmente con le altre priorità del Governo), potremmo aspettarci di vedere recepita la PSD entro fine anno (ovviamente, ci saranno altri passaggi intermedi e pararalleli, che, per ragioni di sintesi, mi permetterà di omettere nella risposta).
Stay tuned on CloseToPay.
The CloseToPay Master
Roberto Garavaglia
Grazie mille per i chiarimenti e complimenti per il suo interessantissimo sito : io ovviamente mi riferivo ai siti istituzionali ( es. Abi sepa ecc ) che si limitano ad informazioni generiche. Oppure sono io che non so bene dove cercare….Grazie ancora
Buona sera,
scrivo per sapere se è terminato l’iter legislativo di recepimento della Direttiva relativa ai servizi di pagamento, considerando che doveva terminare i primi giorni di gennaio.
RISPONDO ad EUGENIA
Può leggere l’articolo che ho pubblicato oggi 22 Gennaio 2010: “La PSD è servita” (http://closetopay.wordpress.com/2010/01/22/la-psd-e-servita/).
The CloseToPay Master
Roberto Garavaglia
Ciao Roberto,
mi puoi indicare dove è disponibile il testo del decreto approvato il 22 gennaio in via definitiva?
Non mi è chiaro inoltre se è cambiato qualcosa rispetto ad oggi in merito all’utilizzo del codice IBAN per la disposizione di bonifici o altri ordini di pagamento..
RISPONDO A SIRIA
Il D.lgs, a posteriori dell’emanazione (v. anche qui), verrà pubblicato in G.U. … è lì, lo troverai disponibile.
Per quanto riguarda l’IBAN, non mi è chiara la tua domanda; vediamo se riesco comunque a dipanare qualche dubbio.
Per la PSD (ed il D.lgs di recepimento), l’IBAN è il c.d. “Identificativo Unico”, ovvero la “combinazione di lettere, numeri o simboli che il prestatore di servizi di pagamento indica all’utilizzatore di servizi di pagamento e che l’utilizzatore deve fornire al proprio prestatore di servizi di pagamento per identificare con chiarezza l’altro utilizzatore del servizio di pagamento e/o il suo conto di pagamento per l’esecuzione di un’operazione di pagamento“.
L’utilizzo dell’Identificativo Unico, viene disciplinato dal D.lgs di recepimento, che, al riguardo, attua (di fatto) l’Art. 74 della PSD, laddove prevede per l’esecuzione conforme all’identificativo, l’esenzione da responsabilità per il Prestatore di Servizi di Pagamento, anche nel caso in cui l’utilizzatore avesse fornito informazioni aggiuntive sul beneficiario.
The CloseToPay Master
Roberto Garavaglia
Con la locuzione “identificativo unico” la direttiva fa riferimento esclusivo al codice IBAN?
Voglio dire, quando lo schema di decreto dice all’art. 1, lett. r) “ove non vi sia un conto di pagamento, l’identificativo unico identifica solo l’utilizzatore del servizio di pagamento”, a quale codice si riferisce?