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Posts Tagged ‘MacroAttenzioneAiMicropagamenti’

Prosegue la mini-serie su CloseToPay dedicata ai micropagamenti.

Sono trascorsi più di sei mesi dalla precedente puntata (datata 16/4/2011), e se, nel frattempo, qualcosa si è mosso … molto altro ancora dovrà accadere.

In questo quarto appuntamento vorrò quindi cogliere l’occasione per “fissare lo stato dell’arte” e, dove possibile, fornire alcuni elementi pratici di valutazione, molto attuali nel particolare frangente in cui il nostro paese si ritrova (sto pensando al tema del costo per transazioni di pagamento di basso importo, effettuate – o effettuabili? – con specifici strumenti di micropagamento).

Nei precedenti articoli, ho trattato in dettaglio il regime di deroghe previsto dalla normativa primaria, segnatamente all’Art.4 (Deroga per gli strumenti di pagamento di basso valore e moneta elettronica) nel Titolo II del D.lgs 11/2010 (Decreto di recepimento della PSD). Tale Titolo II, come è noto ai più, è stato recentemente attuato da un Provvedimento di Banca d’Italia del 5 luglio 2011, in vigore dall’1 ottobre 2011.

Il Provvedimento emanato dalla nostra banca centrale, ha ritenuto di precisare che, per gli strumenti “[…] che impongono un limite di importo alla singola spesa di 30 euro o che hanno un importo spendibile non superiore ai 150 euro (strumenti usa e getta) o che non possono in nessun momento essere avvalorati per un importo superiore ai 150 euro (strumenti ricaricabili) […]”, vale quel complesso di deroghe, oggetto di attenzione nei succitati miei precedenti articoli, convenibili nell’ambito del contratto quadro fra utente (PSU) e prestatore di servizi di pagamento (PSP).

Null’altro aggiunge, però, sul tema dei micropagamenti in moneta elettronica e delle operazioni di micropagamento a livello nazionale, argomenti per i quali la normativa primaria (v. il suddetto Art.4 del Decreto di recepimento) prevede che la Banca d’Italia, in attuazione delle misure adottate dalla Commissione europea, possa disporre l’applicazione di limiti di importo diversi da quelli più sopra ricordati.

Ciò è spiegabile (almeno per quanto attiene il riferimento alla moneta elettronica), considerando che in Italia, alla data di emanazione del Provvedimento in parola, non era stata recepita la direttiva 2009/110/EC (altrimenti nota come “nuova EMD” o “IMEL2”). Al riguardo vale osservare come, neppure alla data in cui scrivo questo post – 30/11/2011 – il recepimento della medesima si sia ancora perfezionato.

Nell’attesa di questo ulteriore ed importante passaggio, che, nel tessuto circostanziale di questo post, rileva in particolare per i micropagamenti effettuabili con strumenti prepagati ed eventualmente anche in anonimo (entro i limiti concessi), come è possibile sfruttare le deroghe previste dall’attuale normativa?
A questa domanda, formulatami durante un recente evento formativo sul Mobile Payment, nel quale ho avuto l’opportunità ed il piacere di intervenire con un mio contributo (“Mobile Payment & NFC: what about business?”), ho risposto in una video-intervista alla quale vi rimando.

Se la possibile riduzione del costo industriale di una transazione di micropagamento, può tradursi in un’opportunità di business per il PSP e/o di risparmio per il PSU, è altrettanto importante ricordare come la validità del regime derogatorio previsto, sia direttamente riferibile allo strumento di pagamento impiegato (strumento dedicato) e non alla generica operazione. I servizi di pagamento, sono però “strumentali” all’esecuzione di operazioni di pagamento, queste ultime rappresentate come generici trasferimenti di fondi disposti su iniziativa del pagatore o del beneficiario … e la definizione di “strumento di pagamento”, rinvenuta all’Art.1 – comma 1 – lettera s del D.lgs 11/2010, è la seguente: “ qualsiasi dispositivo personalizzato e/o insieme di procedure concordate tra l’utilizzatore e il prestatore di servizi di pagamento e di cui l’utilizzatore di servizi di pagamento si avvale per impartire un ordine di pagamento” (si osservi la neutralità tecnologica di cui può dirsi permeata, tale definizione).

Concludo infine rammentando che, a livello comunitario, per ciò che concerne la PSD (2007/64/EC), entro il 1° novembre 2012, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e alla BCE, una relazione sull’applicazione e l’impatto della direttiva, anche (ma non solo) per quanto riguarda l’applicazione degli articoli 34 e 53 e l’eventuale necessità di rivedere l’ambito di applicazione della PSD, in riferimento agli strumenti di pagamento di basso valore e alla moneta elettronica (l’Art.34 e l’Art. 53, sono quelli che legiferano, rispettivamente, in materia di “Deroghe agli obblighi di informazione per gli strumenti di pagamento di basso valore e la moneta elettronica” e “Deroga per gli strumenti di pagamento di basso valore e moneta elettronica”).

Come dire? … la strada dei micropagamenti è ancora lunga … e l’auspicio è che non la si percorra a micro-passi!

Alla prossima puntata, sempre su CloseToPay.

INDICE DELLE PUNTATE PRECEDENTI

1. Obblighi a carico dell’utilizzatore e del prestatore di Servizi di Pagamento
Macroattenzione ai micropagamenti – Prima puntata (17 gennaio 2011)

2. Inversione dell’onere della prova
Macroattenzione ai micropagamenti – Seconda puntata (31 gennaio 2011)

3. Irrevocabilità e rifiuto di un ordine di pagamento; certezza dei tempi di esecuzione
Macroattenzione ai micropagamenti – Terza puntata (16 aprile 2011)

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Prosegue la mini-serie su CloseToPay dedicata ai micropagamenti.

In questo terzo appuntamento, mi soffermerò ancora (come già ho fatto nella seconda puntata), su alcuni punti pertinenti quei presidi di tutela sostanziale, che sono stati introdotti dalla PSD a beneficio dell’utilizzatore di un servizio di pagamento ed analizzerò talune implicazioni che afferiscono lo spettro dell’efficienza.
Il filtro che verrò ad applicare, è ovviamente quello concernente le deroghe permesse, per l’impiego di strumenti abilitati al solo trasferimento di importi ridotti, ovvero strumenti per i micropagamenti, di cui alla definizione data all’Art. 4 – comma 1- primo capoverso del D.lgs N°11/2010 (recepimento PSD), commentata nella prima puntata di questa serie.

Irrevocabilità e rifiuto di un ordine di pagamento, nonché certezza dei tempi di esecuzione dello stesso, sono gli argomenti che tratterò in questo articolo. L’obiettivo (o il “macro-biettivo”, si potrebbe ironicamente dire, trattandosi di micro-importi …), è sempre quello con cui osservo, come ed in che modo, le dispense previste nel succitato decreto per i micropagamenti, possono impattare il profilo della qualità, fine ultimo dell’impianto legislativo su cui si articola la PSD.

In relazione al rifiuto degli ordini di pagamento, la norma disciplinata all’Art.16 del decreto di recepimento, impone che un ordine impartito da un utilizzatore al proprio prestatore, non possa essere rifiutato e che, laddove tale evenienza dovesse occorrere, il prestatore sia obbligato ad informare formalmente la propria controparte, entro gli stessi termini previsti per l’esecuzione dell’ordine stesso.
Tuttavia, nel caso in cui si tratti di un ordine impartito con uno strumento di micropagamento, l’obbligo ad informare l’utilizzatore viene meno “[…] quando la mancata esecuzione dello stesso risulta evidente dal contesto” (Art. 4 – comma 1 – lettera c, del decreto suddetto).
Su cosa possa nel concreto significare quel richiamo all’evidenza contestuale, è un aspetto per cui è lecito porsi degli interrogativi, laddove chiama (o potrebbe chiamare) in causa un terza parte, apparentemente estranea al rapporto bilaterale prestatore-utilizzatore di un servizio di pagamento.
Penso, a titolo esemplificativo, ad uno scenario di Mobile Payment, dove l’evidenza contestuale, evocabile a ragione di un rifiuto ad eseguire un’operazione di micropagamento disposta da un telefonino, potrebbe coinvolgere altri attori o diversi fattori: l’operatore di rete, il costruttore del cellulare, oppure la zona e/o le condizioni ambientali in cui si è impartito (o si è inteso aver impartito) l’ordine di pagamento.

Per quanto attiene l’irrevocabilità di un ordine impartito con un qualsiasi strumento di pagamento, l’Art. 17 del D.lgs N°11/2010 distingue fra :

  1. Operazioni disposte su iniziativa dell’ordinante (ad esempio una disposizione di bonifico)
  2. Operazioni disposte su iniziativa del beneficiario (ad esempio una disposizione d’incasso)
  3. Operazioni ad esecuzione differita (quali gli addebiti diretti)

Nel primo caso l’ordine è irrevocabile una volta ricevuto dal prestatore di servizi di pagamento; nel secondo caso l’ordine diventa irrevocabile quando viene trasmesso al beneficiario; nel terzo caso, la revoca può essere data entro il giorno precedente quello fissato per l’esecuzione e, in tali circostanze, il prestatore del debitore dà tempestiva comunicazione della revoca al prestatore del creditore (solo se le modalità e i tempi di effettuazione della revoca lo permettono).
Laddove però le disposizioni d’ordine vengano impartite con strumenti abilitati al solo micropagamento, “il pagatore, in deroga all’articolo 17, non può revocare l’ordine di pagamento dopo averlo trasmesso al beneficiario o dopo avergli dato il proprio consenso ad avviare l’esecuzione dell’operazione di pagamento” (Art. 4 – comma 1 – lettera d, del succitato decreto di recepimento).
Anche in questo caso vale osservare che, se l’applicazione della deroga avesse indistintamente effetto su ciascuna delle tre tipologie di operazione emarginate all’Art.17, anche gli addebiti diretti per importi di piccolo taglio, eseguiti in forza di un mandato di autorizzazione permanente in conto, rilasciato dal pagatore al suo prestatore di servizi di pagamento (direttamente o mediante il beneficiario), potrebbero teoricamente considerarsi irrevocabili … E’ chiaro dunque che, richiamare l’attenzione sul significato inteso al summenzionato Art. 4 – comma 1 – lettera d, con l’ultima proposizione “[…] dopo avergli dato il proprio consenso ad avviare l’esecuzione dell’operazione di pagamento”, può permettere interpretazioni diverse, da esplicitare opportunamente nel contratto quadro fra prestatore ed utilizzatore di un sistema di micropagamento.

Per ciò che concerne la certezza dei tempi di esecuzione, il rimando agli Art. 20 ss., ci permette di ricordare che, se con T intendiamo la data ricezione dell’ordine, la data di accredito sul conto del prestatore del beneficiario deve essere al giorno T+1 (ammettendo fino al 1° gennaio 2012 che le parti possano pattuire di applicare un termine di esecuzione diverso, comunque non superiore a T+3).
Nel caso di ordini impartiti per operazioni di micropagamento, l’Art. 4 – comma 1 – lettera e del decreto di recepimento della PSD, si limita ad indicare che vengono applicati altri termini di esecuzione, in deroga ai succitati Artt. 20 ss.
In tale enunciato, rileva l’assenza assoluta di un’indicazione al valere della deroga, che sarà probabilmente riportata in normativa secondaria, allorché Banca d’Italia emanerà il provvedimento attuativo del Titolo II del D.lgs N°11/2010, di cui all’incipit della prima puntata di questa rassegna monotematica di articoli.
Sottolineo tuttavia come l’applicabilità della dispensa, sia unicamente riferita ai termini di esecuzione previsti all’Art.20 e non all’essenza dell’articolo 20 stesso, con ciò intendendo che anche per i micropagamenti, varranno i principi di efficienza espressi dalla PSD al riguardo dei tempi certi.
Inoltre, la non derogabilità degli Artt. 23 e 25, ci permette di comprendere che, anche per il trasferimento di importi di basso valore, disposti con gli strumenti in oggetto, saranno valide le regole sulla data valuta e disponibilità dei fondi, nonché sarà sempre richiamata la responsabilità del prestatore del pagatore, per la corretta esecuzione “end-to-end” dell’operazione.

Alla prossima puntata, sempre su CloseToPay.

INDICE DELLE PUNTATE PRECEDENTI

1. Obblighi a carico dell’utilizzatore e del prestatore di Servizi di Pagamento
     Macroattenzione ai micropagamenti – Prima puntata (17 gennaio 2011)

2. Inversione dell’onere della prova
     Macroattenzione ai micropagamenti – Seconda puntata (31 gennaio 2011)

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Prosegue la mini-serie su CloseToPay dedicata ai micropagamenti.

In questa seconda puntata mi soffermerò su un punto specifico, che ha rappresentato una delle novità più rilevanti della PSD (per l’impatto sui prestatori di Servizi di Pagamento): l’inversione dell’onere della prova.

Come è noto, la direttiva su Servizi di Pagamento introduce tale disposizione (recepita dal D.lgs N°11/2010, espressamente negli Artt. 10 e 11), che sposta sul prestatore l’obbligo di dimostrare, laddove l’utilizzatore neghi di aver autorizzato un’operazione di pagamento già eseguita o ne sostenga la non correttezza, l’autenticità della stessa (ovvero corretta registrazione/contabilizzazione ed assenza di problemi tecnici), precisando che il semplice utilizzo di uno strumento di pagamento, non è di per sé esaustivo a dimostrare che l’operazione sia stata autorizzata dall’utilizzatore stesso (né che questi abbia adempiuto in dolo o in maniera negligente).

I principi di “tutela sostanziale” introdotti a beneficio dell’utilizzatore di un servizio di pagamento dalla PSD, implicano inoltre che il prestatore rimborsi immediatamente l’utilizzatore, ove lo stesso comunichi nei tempi e con le modalità previste dal contratto quadro, l’avvenuta circostanza della mancata autorizzazione o incorretta esecuzione dell’operazione di pagamento, non precludendo tuttavia la possibilità al prestatore, di dimostrare il contrario anche successivamente (ed ottenendo quindi la restituzione del rimborso).

Responsabilità End-to-End e ed onere della prova contraria, fanno emergere parimenti la necessità, che gli intermediari di pagamento (sia quelli bancari sia gli Istituti di Pagamento o gli IMEL) si dotino di procedure STP (Straight Through Processing), o, meglio ancora, STP End-to-End, per la corretta gestione del/dei servizio/i di pagamento offerti.

Anche in questo caso chi mi conosce sa come la penso. Per un Payment Services Provider, l’impiego di procedure finalizzate al trattamento completamente automatizzato delle operazioni nell’intera Payment Value Chain, deve essere visto non solo come un principio di conformità cui aderire, bensì come ulteriore elemento caratterizzante la qualità dell’offerta, riconducendo pertanto la scelta di adozione/proposizione, anche all’analisi di una dinamica competitiva.

Ciò premesso, vediamo ora di comprendere come il regime di deroghe previsto per gli strumenti di micropagamento (nel perimetro di definizione analizzato alla Prima puntata di questa serie di articoli), (altro…)

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Tra le molteplici definizioni di micropagamento, che si rincorrono da anni nel settore e-Payment e m-Payment, è difficile individuarne una che possa considerarsi universale.
Molto spesso all’origine di questa difficile definizione ontologica primitiva, si pone il problema d’interpretazione e traduzione del significato di micropagamento, inteso come trasferimento di fondi di basso valore, nei diversi quadri normativi di riferimento.
In altre parole, ove guardassimo allo spazio economico individuato dalla SEPA, potremmo scoprire che alcune nazioni, emendando diversamente (nell’ambito di quanto previsto dalla CE) taluni articoli della PSD, hanno attribuito una diversa valorizzazione degli importi massimi applicabili (o riferibili) ai micropagamenti e che tali limiti possono ulteriormente differire in funzione della natura dello strumento (p.e. prepagato).

In questa serie di articoli su CloseToPay che iniziano oggi (17 gennaio 2011), voglio offrire al lettore una chiave interpretativa del termine, secondo quanto disposto dal D.lgs N°11/2010, il decreto di recepimento della PSD.
L’analisi condotta, avviene a livello di normativa primaria, in particolare sul Titolo II – Diritti ed obblighi delle parti, del succitato Decreto, le cui disposizioni attuative (oggetto della consultazione pubblica di cui ho parlato in questo articolo del 24/9/2010 su CloseToPay), devono tuttora essere emanate, all’interno di un provvedimento di Banca d’Italia.

Ciò premesso, veniamo subito ad analizzare il significato di micropagamento e scopriamo (altro…)

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