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Posts Tagged ‘Pagamenti2.0’

Con l’occasione del convegno “Mobile Payment: tra aspettative e realtà” promosso dall’Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano, tenutosi a Milano lo scorso 9 febbraio 2011, voglio proporvi una sintesi del mio pensiero sul tema in parola: lo sviluppo del Mobile Payment in Europa.

Tra la previsione di un’aspettativa convincente e l’interpretazione di una realtà in mutamento, la ricerca di un equilibrio dinamico fra diversi players della filiera e la ridefinizione di un sistema di offerta adeguato alle potenzialità in fieri, deve attendersi necessario.

Se da un lato appare necessaria la creazione di un ecosistema, nel quale cooperino attori non bancari ed intermediari di pagamento abilitati, non può parimenti essere disconosciuta, la necessità di efficientare i processi di gestione dei pagamenti, ridisegnando i servizi in risposta ai nuovi paradigmi di ubiquità e contemporaneità, richiesti con l’adozione del canale mobile.

In relazione al secondo punto, ho già avuto modo in passato di esprimermi (v. “Pagamenti 2.0. Solo questione di tecnologia, o cambiano anche i servizi?” – Bancamatica, Gennaio 2009), allorquando asserii che la tecnologia non è nulla se non intesa come “abilitante” nuovi modelli di servizio, assumendo con ciò – anche – che la multicanalità (qui intesa più propriamente come la capacità di essere “channel independent”), deve presumere l’esistenza (o il perfezionamento) di un tecnologia retrostante, che sia ragionevolmente flessibile e rapidamente integrabile in un contesto multi-servizio.

Sì, poiché di un insieme poliedrico di servizi offerti a quello che chiamai (illo tempore) “Payment Services Consumer”, dobbiamo parlare: una pluralità di funzioni a corollario, dove il pagamento non è che una istanza (probabilmente neppure quella più attecchente, ove isolata e fine a se stessa …).

Per quanto attiene il primo punto, (altro…)

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DAL 1 LUGLIO 2011, I CREDITS DI FACEBOOK SARANNO LA VIRTUAL CURRENCY DI RIFERIMENTO PER I SOCIAL GAMES

Finally they did!

… si potrebbe dire.

Ne avevo parlato circa un anno e mezzo fa (Regarding Facebook’s v-Currency– 7/06/2009 ), seguendo poi l’iniziativa a più riprese e discutendone in diverse occasioni pubbliche.

Ieri, 24 gennaio 2011, è stata data notizia tramite il blog di Facebook:
dal 1 luglio 2011, la moneta ufficiale che sarà impiegata sulle piattaforme di Social Gaming è il “Credits”.
Tra le piattaforme più conosciute, ricordo Zynga, che da marzo dello scorso anno, ha adottato per Farmwille (il suo gioco più famoso), i Credits di Facebook come valuta di default (o meglio, di prima scelta), ma non dimentico Playfish, CrowdStar, Digital Chocolate, PopCap, Arkadium ed altri ancora.

Benché non sia imposto l’obbligo di esclusività, ovvero gli sviluppatori potranno rendere disponibili anche altre forme di virtual currency, il gigante dei social network proporrà vantaggi particolarmente attrattivi, per chi vorrà optare per la sua valuta virtuale, offrendola come prima proposta al giocatore.

Per il sottoscritto, che nel 2007 ideò il concept Pagamenti 2.0, potrebbe oggi essere una significativa conferma della rilevanza (in termini strategici), che un sistema di pagamento progettato per le architetture partecipative del web 2.0, prevedevo dovesse avere.
Cionondimeno, la strada è ancora lunga e non priva di interrogativi, che potranno (e dovranno) essere scientemente metabolizzati, non senza prima averne valutato tutte le possibili implicazioni:

  • potrà l’attuale regime di commissioni reggere la competizione con altri sistemi di pagamento?
    • il 30% del prezzo di vendita di un bene digitale “social aware”, viene incamerato da Facebook;
  • quali implicazioni sul piano normativo, laddove il bene potesse non essere più – solamente – digitale o si estendesse oltre il perimetro del gioco (Non-gaming Apps)?
  • quali possibili evoluzioni verso un sistema di compensazione totalmente virtuale (incassi-pagamenti-incassi), lungo quelle che ho chiamato “Social Financial Value Chain”;
  • quali interrelazioni con il mondo fisico
    • mi riferisco in questo caso a quei fenomeni di social commerce tradotto nel mondo retail, di cui ho avuto modo di parlare (anche) in occasione di un evento su GDO e Retail, tenutosi a Novembre del 2010.

E’ altresì evidente, che se oggi parliamo della moneta virtuale di Facebook (per alcuni, la quarta “nazione” al mondo in virtù del numero di “abitanti”), non possiamo certo dimenticare altre simili piattaforme,  iTunes in primis, ma anche gli innumerevoli emuli “Twitter-based” o la piattaforma SocialGold di Jambool (di cui molto si è parlato nello scorso mese di Agosto 2010, in relazione all’interessamento di Google); non posso quindi esimermi dal richiamare  l’attenzione del lettore su un’ultima riflessione: tra i beni rifugio che nella storia della moneta ricordo essersi affermati, trovo un po’ di tutto, dalle barre di sale, le conchiglie, i dischi di pietra sino ad arrivare all’oro ed ai diamanti; quale allora è o potrà essere il bene rifugio che sottende a questi nuovi sistemi di virtual currency?

Un paio di anni fa, nella definizione che formulavo per il “Payment Services Consumer” (v. “Pagamenti 2.0. Solo questione di tecnologia, o cambiano anche i servizi?” – R. Garavaglia – Bancamatica, Gennaio 2009), ipotizzavo un nuovo paradigma di “ricchezza”, tipico del soggetto socio-economico che avevo individuato, basata su tre parametri: Attenzione, Tempo e Relazioni.
Potrebbe essere questa terna, un bene che ha un valore” intrinseco” reale, destinato a non alterarsi in seguito a perturbazioni inflattive o deflattive? … stiamo pur sempre parlando, in definitiva, di una divisa per reti sociali.

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Da una piacevole e stimolante (sul piano intellettuale) chiacchierata con Enrico Grazzini, è uscito un bel articolo che vi segnalo su Corriere Economia (inserto del Lunedì del Corriere della Sera) di oggi (29 Giugno 2009).

I micropagamenti di cui parliamo, sono quelli riferiti a possibili acquisti (per una manciata di centesimi, o poco più), di contenuti online veicolati tramite l’editoria WEB.

Quale potrà essere il ruolo degli editori, in vista dell’entrata in vigore della PSD – Payment Services Directive ? Conti di Pagamento e Payment Service Providers: nuovi strumenti ed opportunità per i fornitori di contenuti ?

L’articolo, è anche riportato in sintesi sul blog di Stefano Quintarelli all’indirizzo: http://blog.quintarelli.it/quintanews/2009/06/20090629-corriere-della-sera-internet-al-centesimo-skype-d%C3%A0-lesempio.html

(l’invito alla lettura è rivolto a tutti, non solo agli amici di dmin …).

Se la vostra curiosità, poi, non sarà del tutto appagata , se vorrete condividere con il sottoscritto cosa c’è (o potrà manifestarsi) dietro l’angolo, date un’occhiata anche qua ( … << non vi è micro-pagamento se non vi è micro-incasso; incassi e pagamenti, sono due lati di una stessa medaglia, che, mai come nella Social Financial Value Chain, assume uno “spessore” esperenziale e negoziale >>).

Buona lettura (oops! … buon accesso !!).

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A poco più di due mesi dall’annuncio più “vigoroso” (ma non primo), ovvero quello con cui Gareth Davis (Platform Program Manager di Facebook) significava ad una platea (quella del GamesBaet 2009) nativamente “incline” a recepire certi messaggi, l’intento del social network di emettere moneta elettronica in Virtual Currency, Facebook sembra voler procedere concretamente. 

Facebook begins testing virtual payments system

Vi propongo i miei commenti ed alcune riflessioni.

  • Il fatto che, con la v-Currency di Facebook (i c.d. Gift Credits) sia possibile acquistare un servizio, quello di GroupCard, la cui utilità possa apparire (in special modo a noi Italiani) “effimera”, non deve distogliere l’attenzione sulla reale rilevanza che un siffatto esperimento porta con se:  GroupCard non è un servizio
    DIFacebook, ma una Facebook Apps.
  • E’ la prima volta dunque che, con Gift Credits si possono acquistare prodotti/servizi “VEICOLATI” tramite Facebook e non solo necessariamente “EROGATI” da Facebook.
  • L’osservazione di cui al punto precedente, non avvalora l’ipotesi di aprire il Cash-Out ai Gift Credits di Facebook (per la definizione di “Cash-Out” e “Cash-In”, vedere (e-)Cash-in, (e-)Cash-out), attualmente infatti, la v-Currency di Facebook può essere usata solo per acquistare prodotti/servizi veicolati all’interno del social network stesso e non può pertanto essere spesa (neppure sottoforma di Cash-In su una carta prepagata “aperta”), in circuiti che non siano legati contrattualmente a Facebook.
  • L’intento che traspare nelle ultime righe dell’articolo (<< The currency could also break out of Facebook, being used for micropayments on a range of Web sites such as magazines and newspapers >>), va preso con le pinze.
    In Europa, con l’attuale normativa, la frase suddetta può essere vera solo se si aggiunge qualche parola in più: << The currency could also break out of Facebook, being used for micropayments on a range of Web sites such as magazines and newspapers, who came already in a previous business relationship with Facebook itself>>.
  • L’articolo non fa menzione della possibilità (necessità per il regime normativo Europeo) di suddividere la quotaparte di Gift Credits “guadagnati” da quelli “acquistati” (ovvero comprati tramite Carta di Credito o altri strumenti di pagamento tradizionali), in vista di un possibile Cash-Out aperto … ma questo, è uno dei temi “caldi” (ancorché non evidentissimi) trattato anche dall’emanda nuova direttiva comunitaria sulla Moneta Elettronica.

Una sola ed ultima osservazione: il fatto che un social network voglia “battere Moneta Virtuale”, è un concetto che, i lettori di CloseToPay sanno, mi vede allineato da tempo (il concept “PAGAMENTI 2.0“, ne ha preluso l’opportunità, in più di un’istanza); ma che dire di Facebook ?
Poco più di un anno fa, mi permettevo di osservare come, superata l’iniziale ondata emotiva con cui tutti – novelli surfisti – cavalcavano entusiasti, l’opportunità di ritrovare vecchi amici o compagni di scuola, persi ormai nelle stanze della propria memoria (e chissà perché, proprio lì si erano perduti …), altri social network più “cross emotional addictive”, quali ad esempio Twitter, avrebbero potuto acquisire maggiori quote di utilizzo (la competizione sul prime time, per usare un linguaggio televisivo, è dura anche per i social network !).

Oggi, non ha caso, cito Twitter, e non già per gli innumerevoli recenti e reiterati rumors legati a possibili acquisizioni, o per i brillanti risultati ottenuti (anche questi confermati, smentiti e riconfermati quasi quotidianamente), ma per ricordare (o segnalare) le numerose iniziative di Sistemi di Pagamento che, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, su Twitter hanno posto le basi, ancorché prospettiche, di uno sviluppo (forse) più significativo (penso all’uso mobile di Twitter, decisamente più leggero).

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Nuove iniziative di formazione a cura di Roberto Garavaglia.

Quando

  • 9, 10, 11, 12 Marzo 2009

Dove

Evento

  • Planet Card 2009 (14ma edizione) – IIR Istituto Internazionale di Ricerca

Workshop 1 (9 Marzo 2009, Pre Convegno)

PAYMENT INSTITUTIONS:
la normativa, le opportunità di business e le nuove dinamiche di mercato nei servizi di pagamento

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Nel primo articolo pubblicato in CloseToPay sulla PSD, ho dato una panoramica dell’impianto normativo su cui si articola la Direttiva.

Veniamo in questa seconda parte a spiegare le principali definizioni (ex Art. 4) adottate dalla PSD, che, come vedremo, ben poco si distanziano dai concetti basi che descrivono le più semplici operazioni bancarie.

Ancorché sia difficile organizzare una tassonomia della PSD, quanto cercherò di illustrare in questo articolo sono le definizioni (anti-tassonomicamente) elencate nella normativa, ponendole in relazione non gerarchica bensì funzionale.

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Digital Media Italia, il cui payoff recita “Un’iniziativa per interrogarci sul ruolo dell’Italia e per programmare il nostro futuro“, è a mio avviso una tra le più autorevoli ed importanti iniziative che abbia conosciuto in questi ultimi anni.

Dmin.it è un gruppo interdisciplinare, aperto, senza scopo di lucro, che si propone di definire aree di interventi che consentano all’Italia di acquisire un ruolo primario nello sfruttamento del fenomeno globale Digital Media. 
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