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I PAGAMENTI ELETTRONICI PER TRANSAZIONI DI e-COMMERCE, ATTRAGGONO L’ATTENZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA E DELL’EPC: QUALI SONO LE ATTIVITÀ IN CORSO DI DEFINIZIONE PER GARANTIRE INTEROPERABILITÀ E SICUREZZA? È POSSIBILE PENSARE A STRUMENTI DI PAGAMENTO BASATI SU ONLINE BANKING: GLI OBeP

Chiariamoci subito; ciò di cui stiamo parlando riferisce all’operatività di un servizio di vendita a distanza, effettuato per il tramite di una rete di telecomunicazione, in uno scenario relazionale prevalentemente B2C (business-to-consumer).
In tale ambito, l’esatta definizione di e-payments, è da ricercarsi in quelle transazioni dove l’istruzione al pagamento viene trasmessa e confermata online tra il cliente-acquirente ed il prestatore di Servizi di Pagamento, nel corso (ovvero nel processo) di un acquisto effettuato presso un esercizio commerciale che vende via internet.

Forse non tutti (ancora) lo sanno, ma esistono altri strumenti di pagamento non basati sull’impiego di carte, che, in alcuni paesi, hanno trovato un terreno fertile di sviluppo; in particolare mi sto riferendo agli OBeP (Online Banking
e-Payment)
, ovvero a sistemi che prevedono l’avvio di un pagamento (tipicamente il bonifico, ma – in futuro – non solo) tramite il servizio di Remote/Home Banking.

Secondo la definizione più sopra proposta, le transazioni avviate via Online Banking, sono considerate e-Payments solo quando integrate nel processo di acquisto, con ciò escludendo qualsivoglia operatività, che potrebbe essere evidentemente ricondotta alla più ampia e tradizionale fattispecie dei servizi di Remote/Home Banking, ove non sussistessero quegli estremi di integrazione, contestuale alla negoziazione di un bene via internet.

L’EPC (European Payment Council), che ha osservato con particolare attenzione il progressivo affermarsi degli e-Payments negli ultimi sette anni, ha seguito lo sviluppo di un framework, finalizzato a standardizzare i sistemi di OBeP che usano gli schemi basati su bonifico (SCT – SEPA Credit Transfer).
Il framework permetterà di garantire ai web retailers, la gestione SCT-based di un pagamento integrato nel processo di vendita, adottando protocolli e regole comuni (ad esempio l’ISO20022 XML e l’IBAN), che possano rendere interoperabili i differenti schemi domestici.

Il SEF (SEPA e-Payments Framework), consentirà agli utenti dei sistemi OBeP attuali e futuri, di fruire di una circolarità in seno alla SEPA; ciò renderà possibile ai clienti di una certa nazione, il pagamento online di un merchant in un altro stato, utilizzando il proprio sistema di Remote/Home Banking, senza l’obbligo di appartenere al medesimo schema.

In questa direttrice di sviluppo e con l’obiettivo di verificare una possibile interoperabilità basata su una pre-versione del SEF, si è inserito l’avvio di un Proof-of-Concept (ufficialmente annunciato a metà febbraio 2011) fra tre schemi: l’Olandese iDEAL, l’Austriaco eps ed il Tedesco Giropay.
Al termine di tale attività congiunta, la nuova versione del SEF potrà avvantaggiarsi dei risultati analizzati durante il test e sarà sottoposta all’attenzione dell’EPC, che valuterà se farla approvare dal Plenary per giugno 2011.

In Italia vi è pochissima contezza della materia (si consideri che le banche – ancorché timidamente – interessate, si contano sulle dita di una mano) e, proprio per questa ragione, ho voluto essere fra i primi ad occuparmi della cosa, iniziando a diffondere conoscenza con un primo articolo, scritto a febbraio di quest’anno e apparso su Bancamatica di marzo nella mia rubrica “e-payment FOCUS”, che ha avuto un considerevole riscontro di interesse.

Lunedì 23 maggio 2011 vi è stata una pre-conferenza a Barcellona, inserita nell’ambito di un più ampio evento chiamato Global e-Commerce Summit, alla quale ho avuto la possibilità di partecipare come AITI(1).
In quella occasione, i vari stakeholders e merchant representatives, si sono incontrati intorno ad un tavolo operativo per definire un position paper, che sarà presentato a Madrid il 15 giugno 2011, durante l’evento annuale della European Banking Association (EBA Day).

Tra i diversi elementi che sono stati analizzati, quello relativo al nuovo framework SEF ed all’impiego di OBeP, ha assunto un certo rilievo “[…] A strong call to action was made towards the banking industry to come up with payment methods leveraging the online banking channel with regards to the new SEPA payments products. […]” come scrive correttamente The Paypers il 23/5/2011.

Per chi avesse già letto il mio articolo di marzo su Bancamatica … nulla di nuovo, quindi! (non avrebbe altro che la conferma di quanto scrivevo); per tutti gli altri, l’invito è a prendersi qualche minuto per una lettura più attenta: eccovi i riferimenti

Gli e-payments nella SEPA: uno schema per i pagamenti via internet
R. Garavaglia – Bancamatica, marzo/aprile 2011

https://closetopay.files.wordpress.com/2011/05/032011mar-apr3-4-9690.pdf

Buona “meditazione”.

Note
(1) AITI è l’Associazione Italiana Tesorieri d’Impresa (http://www.aiti.it).
Roberto Garavaglia contribuisce ai lavori dell’Associazione, nella Commissione Sistema dei Pagamenti – Gruppo di Lavoro Carte e Sistemi di Pagamento Innovativi.

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Da tempo volevo scrivere questo post e mi scuso con i lettori interessati per non esser stato più solerte.

Nel corso di questi 18 mesi di attività, con i suoi 130-150 nuovi accessi in media giornaliera, CloseToPay è stato seguito da molti addetti ai lavori, da altrettanti semplici curiosi e da un considerevole numero di studenti universitari, che hanno scelto di argomentare la propria tesi, sui Sistemi di Pagamento Elettronico.

Il numero di richieste di approfondimento (proveniente un po’ da tutte e tre le succitate categorie), è costantemente aumentato, anche se, purtroppo, molte domande non sono state “partecipate” pubblicamente (basta solo aggiungere un commento ai post di maggiore interesse …); ciò in parte mi rammarica, poiché, convinto, da sempre,  dell’utilità di creare un tessuto di conoscenza e relazioni – le cui trame tessono la consistenza di un blog – in qualche caso ho dovuto declinare richieste “sospettosamente” troppo esclusive.

Ma veniamo al titolo.

Di giovani studiosi, che hanno deciso di orientare il proprio percorso formativo sul tema e-Payments/m-Payments, ne ho conosciuti parecchi; di alcuni di loro, laureandi in discipline diverse (dall’Ingegneria all’Economia), so che hanno attinto efficacemente ai miei articoli (anche non solo quelli pubblicati su CloseToPay), conseguendo brillanti risultati.

Ricordo Sergio M. (Poli TO), Claudio P. (Economia), Arturo M., Cristina M. … ed altri ancora.

Ciò che in particolare ha colpito la mia sensibilità, è il pragmatismo e la semplicità (non disgiunti da un sentimento di onesta modestia, che solo un tesista attento e impegnato, è in grado di palesare), con cui mi hanno formulato quesiti: perfettamente allineati con le istanze di business che vi sottendono (come dire: meglio di qualsiasi altro, presunto consumato, anziano ed autorevole “addetto ai lavori” …).
Perché, credetemi, in molti casi valgono più le domande che le risposte, laddove segno di un avamposto, che perimetra (presidiandola) una “intelligenza” fine e di buon auspicio per i posteri.

Ma veniamo alle ultime due richieste.

Cristina M. (tesista), mi chiede se:

<<

  1. il recepimento nel nostro ordinamento della direttiva 64/2007/CE (PSD), in concreto apre, per le catene della grande distribuzione (e/o per gli operatori telefonici) la possibilità di emettere direttamente (ossia senza appoggiarsi ad un istituto bancario o ad una società finanziaria) Carte di Credito;
  2. quali discriminanti, dal 1° Novembre, faranno di una società operante in un settore non finanziario un potenziale emittente di carte di credito.

>>

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POST UPDATE ON 22/3/2013

Nuovo appuntamento formativo con Roberto Garavaglia:

  • Milano – 14 maggio 2013
    Mobile Wallet & Mobile POS
    (IIR – Istituto Internazionale di Ricerca)

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A meno di nove mesi dall’entrata in vigore della Direttiva Comunitaria sui Servizi di Pagamento (PSD), ed a più di un anno dai primi “vagiti” SEPA (Credit Transfer, dal 28 Gennaio 2008 in parallelo con i bonifici nazionali), l’Eurosistema redige un documento (27 Marzo 2009), con il quale esprime pubblicamente le proprie attese di sviluppo del progetto SEPA.

Con questo articolo, voglio cogliere l’occasione per fornire ai molti lettori di CloseToPay EURO-confusi, una base di riferimento per meglio capire “Chi fa la SEPA” , rendendo in tal modo più efficacie la comprensione della suddetta pubblicazione.

CHI FA LA SEPA

I principali attori che hanno contribuito/contribuiscono alla creazione/sviluppo dell’Area Unica dei Pagamenti in Euro (SEPA), sono raggruppabili nei seguenti tre soggetti:

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… ovvero, cogliamo l’attimo fuggente di una giornata (o due) dedicata alle Carte di Pagamento. 

Questo il pay-off dell’iniziativa dell’ABI, CARTE 2008, che, in collaborazione con il Consorzio Bancomat ed e-Commitee, si è tenuta a Roma il 27-28 Novembre u.s. 

Come ogni anno, un pubblico attento di delegati ha seguito con interesse i contributi di autorevolissimi relatori, che, organizzati in un ricco palinsesto di keynote e tavole rotonde, hanno offerto non poche occasioni di arricchimento culturale. 

Tra i temi che questa edizione ha inteso coprire, vi sono quelli “caldi”, cui il sottoscritto dedica da sempre il proprio impegno professionale: SEPA, PSD (Payment Services Directive), Payment Institutions, MIF (Multilateral Interchange Fee), Mobile Payment, nuove tecnologie e strategie di business concernenti il mercato dei Sistemi/Servizi di Pagamento Elettronico. 

Questo anno tuttavia, il clima in cui la manifestazione si è data, non ha potuto esimersi dal risentire di un complesso di “fattori esogeni” (chiamiamoli così …, anche se in parte sono pure molto “endogeni” …) tra i quali possiamo ascrivere: il momento di crisi economica congiunturale (a valenza mondiale), la situazione transeunte afferente il quadro normativo Europeo, che nella PSD (una Direttiva “bifronte”, come spesso dico), indirizza obblighi di conformità, suggerendo al tempo stesso (per chi sa coglierle) notevoli opportunità di business. 

In un contesto siffatto, che pure nulla ha tolto alla efficacia degli interventi e che semmai, anzi, ha proposto una cornice critica in cui potersi sviluppare un confronto oggettivo, ho avuto anche io la possibilità di cogliere diversi elementi, ascoltando (in alcuni casi obbligatoriamente “ubiquo” …) le diverse relazioni presentate. 

Ciò che vi propongo in questo articolo, è una mia personale sintesi a commento dei momenti

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La passione per l’enigmistica classica (lo ammetto) influenza determinatamente molte delle mie proposizioni, tuttavia in questo caso, l’anagramma M-PESA, da cui più facilmente potrebbe letteralmente derivare ciò che vorrò
chiamare m-SEPA, ha ben poco a che spartire con i contenuti di questo articolo (parlerò dell’iniziativa di mobile money transfer Keniota – M-PESA appunto – in altri contesti). 

Con m-SEPA intendo riferire a quello scenario che, nell’Area Unica dei Pagamenti Europei, va delineandosi sempre più con maggiore nitidezza di intenti, obiettivi e strategie: il Mobile Payment.

E’ ormai noto come Comunità Europea ed EPC (European Payments Council, l’organo decisionale e di coordinamento per la creazione della SEPA), unitamente alla GSMA (GSM Association, l’associazione maggiormente rappresentativa di Mobile Operators e GSM Supplier&Manufacturer), abbiano voluto imprimere un’accelerazione nello sviluppo del mercato m-Payment, tracciando un percorso improntato alla cooperazione cross-industry (annuncio del 30 Giugno 2008).

L’intento che traspare sotto la dicitura “cross-industry“, sostanzia una volontà di “accordare” le differenti istanze di due soggetti, banche e TELCO, che insieme coopereranno per supportare la nascita di un ecosistema Europeo, in cui possa svilupparsi un business atteso pervasivo.

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Il 23 Luglio 2008 nel corso dell’Assemblea COGEBAN, è stata approvata la costituzione del Consorzio BANCOMAT, nuova forma giuridica con cui la (ex) Associazione COGEBAN, si appresta ad operare in un contesto SEPA, in linea con il recepimento della Direttiva Comunitaria 2007/64 (altrimenti nota come PSD – Payment Services Directive). Un’analisi delle possibili motivazioni che hanno indotto questo significativo cambiamento, conduce a considerare la nuova veste societaria, come il frutto (e non la conseguenza), dei fronti innovativi che il quadro normativo europeo, ha aperto (o sta aprendo) sul piano dei sistemi e dei servizi di pagamento elettronico.

Dal comunicato stampa dell’ABI, si evince che: << […] La decisione di passare alla nuova forma giuridica del consorzio risponde alla necessità di far fronte alle sempre nuove sollecitazioni del mercato finanziario e del mutato contesto normativo italiano ed europeo, anche alla luce della realizzazione di un’Area Unica dei Pagamenti in Euro (SEPA) e della recente approvazione della Direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD) – in corso di recepimento nei singoli Stati dell’Unione – che consente l’ingresso nel mercato dei pagamenti di nuovi operatori ed intermediari diversi dalle banche. […]>>.

Ed è proprio questo ultimo riferimento che fa riflettere.
Chi mi segue su questo blog o in occasione dei recenti convegni, conosce il mio pensiero

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