Feeds:
Articoli
Commenti

PRESS

  • FPA – 15 novembre 2016
    Come cambierà PagoPA con l’accesso Spid, secondo il nuovo CAD
    Il nuovo CAD prevede l’impiego del Sistema Pubblico d’Identità Digitale per l’autenticazione dei soggetti coinvolti in un’operazione di pagamento. Un accorto impiego degli attributi associabili all’identità digitale potrebbe consentire una notevole semplificazione della user experience del cittadino che interagisce (o che interagirà) con il WISP , il Wizard Interattivo di Scelta del PSP. Quali sono le interazioni tra SPID e pagoPA, nell’attesa di Italia Login
    Link all’articolo
  • IBL Banca Magazine – 4 novembre 2016
    Il futuro dei pagamenti. La situazione in Italia e il confronto con Europa e Stati Uniti – Intervista a Roberto Garavaglia
    Link all’intervista
  • FPA – 20 settembre 2016
    Cad, la nuova vita dell’epayment pubblico
    Il nuovo CAD apre ad una maggiore inclusione degli strumenti di incasso per la Pubblica Amministrazione alternativi al contante, introducendo il concetto di neutralità degli strumenti di pagamento digitale. Quali sono le novità, i dubbi e il cammino da percorrere ai fini di una concreta attuazione delle disposizioni
    Link all’articolo
  • Cor.Com – 16 settembre 2016
    Blockchain: “La chiave sta nell’identità digitale”
    La tecnologia può essere impiegata nelle fasi di identificazione e verifica del cliente. E l’industria che si basa sulla sharing economy può trarre vantaggi dall’adozione di una distributed ledger technology che gestisce le identità digitali
    Link all’articolo


RASSEGNA STAMPA COMPLETA

Articoli, pubblicazioni e interviste di R. Garavaglia

FAVORITES

Bancamatica Gennaio 2009
Pagamenti 2.0. Solo questione di tecnologia, o cambiano anche i servizi
Link all’articolo

Aziendabanca Maggio 2008
Pagamenti 2.0: la nascita di una nuova socio-economia
Link all’articolo

Dopo un’incerta attesa, qualche “segnale di fumo” scorto in lontananza (nero o bianco, lascio a voi deciderlo) e un’abbondante pioggia di ipotesi,
il 24 luglio 2013 la PSD2 ha dato segni di sé. E, come in ogni saga che si rispetti, la seconda serie inizia sempre in un modo che si pensava imprevisto.
Accade dunque che, mentre il mondo (degli scettici) si aspetta un tomo con più commi che novità, la Commissione Europea, quasi a “sfidar lo fato” (diremmo noi, moderni Ulisse) diffonde non già un solo testo, bensì due, a compimento di un’intensa attività di riesame del precedente testo.

Già …, è proprio così; nel bel mezzo di un’estate ancora in divenire, il legislatore comunitario propone, insieme alla revisione dell’attuale PSD (2007/64/CE), un nuovo regolamento che “mette il cappello” alle commissioni dei pagamenti eseguiti con carte di credito, debito e prepagate.

Quali gli obiettivi prefissi? ampliare la concorrenza nel mercato dei servizi di pagamento, armonizzandone (ulteriormente) le regole, accrescere il livello di tutela per il consumatore ed aumentare l’enfasi sui presidi di sicurezza e autenticazione (forte), contribuire alla maggiore (o migliore?) diffusione degli strumenti di pagamento elettronico.

Come è noto, l’intento originario della SEPA – nella visione della CE – è (o era …) quello di armonizzare il mercato degli servizi di pagamento europei, permettendo agli utenti di utilizzare strumenti di pagamento comuni all’interno dell’Unione Europea. Il tema dell’integrazione, ancorché sia sempre stato uno degli aspetti salienti caratterizzanti l’innovazione in questo settore, è rimasto non indenne da alcuni problemi riguardanti l’accesso al mercato (che condiziona l’entrata dei nuovi fornitori di servizio), la standardizzazione tecnologica degli strumenti, la sicurezza dei medesimi, la trasparenza e l’efficacia delle politiche di pricing applicate ai servizi di pagamento da parte dei prestatori, nonché l’interoperabilità fra gli stessi fornitori di servizio.

Con queste premesse e su questo terreno di confronto, entrambi i documenti proposti dalla Commissione Europea poco meno di un mese fa, vogliono permettere (almeno nelle intenzioni …) il superamento di quegli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di un’armonizzazione piena del mercato, contemplando sia i pagamenti tradizionali con carte, sia quelli più innovativi tipici del Mobile Payment e dell’e-Commerce.

Se, da un lato, la proposta di revisione della precedente direttiva sui servizi di pagamento, reca tracce evidenti e, per certi aspetti, ineluttabili, di quella propensione al cambiamento ed all’innovazione di cui più sopra facevo cenno, dall’altro, la proposta di regolamento sulle commissioni applicate ai pagamenti con carte, solca un terreno già impervio, creando ulteriori asperità al percorso che, in concreto, dovrebbe condurre al conseguimento degli stessi obiettivi. L’incisione – non trascurabile – sugli economics che sottendono l’offerta di servizi, costringe ad una riformulazione dei modelli di business e operativi.
La vera sfida (recuperando il senso epico del mio incipit, quando parlavo di saga) è riuscire in un’impresa che potremmo chiamare: innovazione sostenibile (sottinteso, per tutti …).

Per chi fosse curioso di scoprire qualcosa di più su cosa ci (si) attenderà nei prossimi anni (la mia previsione, stima un impatto della PSD2 sul mercato dei pagamenti elettronici, che si riverbererà nei prossimi 4 – 7 anni), ho iniziato una serie di analisi e riflessioni su PagamentiDigitali.it (il nuovo portale dei pagamenti elettronici, cui ho dato avvio insieme agli amici di ICT4Executive) che potete trovare a questo indirizzo: http://www.pagamentidigitali.it/tag/analisipsd2 .

Buona lettura!

E’ nel dì del solstizio d’estate 2012 (il giorno più lungo dell’anno …), che Banca d’Italia ha emanato due provvedimenti molto attesi dai numerosi ed attenti “fruitori” di CloseToPay. Un momento topico che rappresenta un primo “giro di boa”, nel percorso di analisi della direttiva comunitaria 2009/110 (“nuova EMD”, o “EMD2” oppure anche “IMEL2”) e del business relativo alla prestazione di servizi di pagamento ed emissione di moneta elettronica, iniziato da chi scrive nel lontano novembre 2008 e proseguito negli ultimi quattro anni, con i molti articoli dedicati su questo blog e le importanti testimonianze pubbliche, che hanno visto il sottoscritto a più riprese coinvolto.

Il 20 giugno 2012 è stato emanato il provvedimento recante “Disposizioni di vigilanza per gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica”, unitamente al testo dispositivo integrante il provvedimento 29 luglio 2009 in materia di “Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti”. Entrambi gli atti danno rispettivamente attuazione a quanto disposto dal titolo V-bis e dal titolo VI del TUB, come modificati Dal d.lgs. 16 aprile 2012, n. 45 (recepimento nuova EMD).

I testi provveduti, su cui vi è stata consultazione pubblica nei mesi di aprile e maggio 2011, entreranno in vigore nel giorno di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e saranno destinati ad impattare significativamente, lo spazio competitivo dell’offerta relativa ai servizi di pagamento e all’emissione di moneta elettronica; ciò è, ovviamente, da intendersi in molti sensi: quello cui personalmente sono più incline a riferirmi, vede nell’ampliamento del level playing field, un’opportunità da sfruttare in chiave di business, sia per il players tradizionali che per i nuovi entranti.

CHE COSA È SUCCESSO …

In questo breve post, desidero rimarcare quelle che, a mio avviso, sono le aree di maggiore interesse (ovvero quelle su cui dovrebbe esserci maggiore “sensibilità”), toccate da entrambi i provvedimenti in parola (la lista che segue nella figura sottostante è rigorosamente ordinata in ordine alfabetico):

Questa figura è pubblicata insieme all’articolo “Nuove disposizioni di vigilanza per Istituti di Pagamento e IMEL” – R. Garavaglia - CloseToPay blog – 25 giugno 2012

Questa figura è pubblicata insieme all’articolo “Nuove disposizioni di vigilanza per Istituti di Pagamento e IMEL” – R. Garavaglia – CloseToPay blog – 25 giugno 2012

Nel grafico più sotto, ho attribuito quelli che sono i differenti pesi (proporzionali alle diverse aree dei cerchi), che, l’intervento dei due nuovi provvedimenti, reca per ciascuna delle suddette aree, in relazione al tipo di intermediario: BANCHE (nella sola prestazione di servizi di pagamento ed emissione di moneta elettronica), ISTITUTI DI PAGAMENTO, IMEL (siano essi “ibridi” – ossia che possono prestare anche servizi di pagamento o altre attività imprenditoriali – siano essi “puri”), ISTITUTI COMUNITARI (ovvero intermediari di pagamento – IP o IMEL – autorizzati in paesi comunitari diversi dal nostro, che eserciscono le proprie attività anche in Italia).

Questa figura è pubblicata insieme all’articolo “Nuove disposizioni di vigilanza per Istituti di Pagamento e IMEL” – R. Garavaglia - CloseToPay blog – 25 giugno 2012

Questa figura è pubblicata insieme all’articolo “Nuove disposizioni di vigilanza per Istituti di Pagamento e IMEL” – R. Garavaglia – CloseToPay blog – 25 giugno 2012

… E COSA POTRÀ ACCADERE ANCORA

Sul piano normativo a livello comunitario, i prossimi mesi 24-36 mesi potranno vedere un nuovo ed ulteriore susseguirsi di evoluzioni (o “convoluzioni”? …).

La PSD è una direttiva che sarà posta a revisione entro la fine del 2012; in particolare osservo un paio di argomenti che potrebbero risultare determinanti, per lo sviluppo di prodotti e servizi dedicati ai micropagamenti: entro il
1° novembre 2012, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e alla BCE, una relazione sull’applicazione e l’impatto della PSD, anche per quanto riguarda:

  1. l’applicazione dell’articolo 34 – Deroghe agli obblighi informativi e contrattualidell’articolo 53 – Deroghe ai diritti ed obblighi in relazione alla prestazione ed all’uso di servizi di pagamento;
  2. l’eventuale necessità di rivedere l’ambito di applicazione della PSD in riferimento agli strumenti di pagamento di basso valore e alla moneta elettronica.

In un più ampio processo di armonizzazione, PSD e EMD2 potrebbero “convolare a giuste nozze” (per molti almeno questo è un auspicio), creando i presupposti per un nuovo testo legislativo comunitario, che contempli (razionalizzandola) l’intera offerta degli strumenti di pagamento al dettaglio, lasciando al mercato il compito di svilupparsi verso quei driver tecnologici e di usabilità, che connoteranno una reale innovazione.

In ambito EU, la Commissione Europea e i gruppi di lavoro degli “esperti in materia” (PSMEG – Payment Systems Market Expert Group e PC – Payments Committee) sono all’opera e, già nei prossimi mesi, dovremmo avere qualche primo risultato, che ci permetterà di comprendere (o intuire) il posizionamento dei regulators, nei confronti di uno scenario (pur sempre mutevole) quale quello più sopra accennato.

Se la costruzione del futuro dei pagamenti elettronici, è, per molti aspetti, ancora in fieri, credo non sia trascurabile ricordare come la collaborazione fra tutti gli attori delle diverse industry sia fondamentale (essendo peraltro, quella dei pagamenti, un’economia di rete!). Nell’ambito  del consolidamento della SEPA, il quadro regolatorio su cui mi sono voluto soffermare ancora una volta, pone (nella propria visione complessiva e coordinata) le necessarie “condizioni a contorno” per delineare uno spazio all’interno del quale vengono garantite pari condizioni di accesso ed esercizio (il c.d. level playing field, che richiamavo all’inizio di questo articolo). In tal senso, le dinamiche di sviluppo che potranno esercitarsi sulle effettive catene del valore,  saranno di tipo “coopetitivo”, e tutti gli intermediari abilitati dovranno essere in grado di controllarle e gestirle, efficacemente ed in modo efficiente.

Il 28 aprile 2012, in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 99 al Supplemento ordinario N° 86, è pubblicato il D.lgs di recepimento della 2009/110/EC – nuova Direttiva sulla Moneta Elettronica (altrimenti nota come “nuova EMD” o “IMEL2”).

E’ un giorno molto importante per me che scrivo (ma anche per chi legge, penso non sia da meno) … e non vi nascondo un velo di emozione; negli ultimi quattro anni (dal primo articolo su BancaMatica di novembre 2008 e per tutti quelli pubblicati su CloseToPay), sono sempre stato un attento ed appassionato “cronista della nuova EMD”, una direttiva comunitaria che oggi – finalmente anche in Italia – è stata recepita.

Per chi mi ha seguito in questo lungo trascorso di contributi, consigli e commenti, la rilevanza del testo che il 28 aprile 2012 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è già ampiamente nota, sia per quanto attiene l’innovazione nei servizi di pagamento (che è nelle regole, ancor prima che tecnologica), sia in ragione di quel naturale complemento alla PSD, cui la nuova direttiva in oggetto, inevitabilmente riferisce.

Ciò che desidero proporvi con questo breve post, è una rapida sintesi a corollario di quanto disposto dal decreto legislativo, che (come è noto) modifica il T.U.B. (Testo Unico Bancario), rappresentando normativa primaria, nell’attesa delle evoluzioni sulla normativa di rango secondario (Disposizioni di vigilanza per gli Istituti di Pagamento e gli Istituti di Moneta Elettronica), la cui responsabilità è in capo alla Banca d’Italia.

IL PERCORSO NORMATIVO

L’iter che il nuovo testo legislativo ha percorso, dalla propria pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Europea sino all’emanazione del D.lgs 45/2012, è stato particolarmente complesso; qui sotto, vi riporto le principali milestone.

  • Il 10 Ottobre 2009 sull’Official Journal L 267/7 viene pubblicata la nuova Direttiva 2009/110/EC, riguardante l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli Istituti di Moneta Elettronica.
    La Direttiva, firmata a Strasburgo il 16 Settembre 2009 dai presidenti del Parlamento Europeo e del Consiglio, abroga la precedente 2000/46/EC ed introduce nuove regole (nel contempo abilitando nuove opportunità) per gli IMEL.

    • entrata in vigore -> novembre 2009
    • termine recepimento per gli stati membri -> entro il 30 aprile 2011
  • Il 29 aprile 2011 viene posto dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) in consultazione pubblica, il seguente documento: Schema recante recepimento della direttiva 2009/110/CE
    • termine ultimo per la consultazione -> 13 maggio 2011
  • Il 29 aprile 2011 viene posto dalla Banca d’Italia in consultazione pubblica, il seguente documento: Schema relativo alle nuove disposizioni di vigilanza per gli Istituti di Moneta Elettronica e gli Istituti di Pagamento
    • termine ultimo per la consultazione -> 20 maggio 2011
  • Il 30 novembre 2011, il Senato approva definitivamente la Legge Comunitaria 2010 (Legge 217/2011), con cui è conferita delega al Governo, per l’emanazione della disciplina attuativa di varie direttive comunitarie, tra le quali figura la nuova EMD. All’esecutivo è assegnato un termine di tre mesi per adottare uno o più decreti legislativi, mediante i quali attuare il testo comunitario in parola
    • termine ultimo per l’emanazione del Decreto Legislativo che recepisce la nuova EMD -> 17 aprile 2012
  • il 2 gennaio 2012la legge 15 dicembre 2011, n. 217 “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2010” viene pubblicata in G.U. Serie Generale n. 1
    • testo in vigore dal -> 17 gennaio 2012
  • il 20 gennaio 2012, il Consiglio dei Ministri n.11 approva in via preliminare lo schema di Decreto Legislativo che recepisce la nuova EMD
  • il 31 gennaio 2012, viene trasmesso il testo del suddetto schema di D.lgs alla Presidenza del Senato, al fine dell’espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari
  • il 6 aprile 2012, il Consiglio dei Ministri n.22 approva il Decreto Legislativo di attuazione della nuova EMD
  • il 16 aprile 2012, il Presidente della Repubblica emana il D.lgs 45/2012 – Attuazione della direttiva 2009/110/CE, concernente l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE
  • il 28 aprile 2012, il D.lgs 45/2012 viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 99 al Supplemento ordinario N° 86
    • Entrata in vigore -> 13 maggio 2012

LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA NUOVA EMD

Nella figura sottostante, riassumo quelle che – a mio avviso – rappresentano la novità più salienti della nuova direttiva:

Questa figura è pubblicata insieme all’articolo “Pubblicato in G.U. il Decreto Legislativo 16 aprile 2012, n. 45 – Recepimento nuova Direttiva sulla Moneta Elettronica (nuova EMD)” –  R. Garavaglia - CloseToPay blog – 2 maggio 2012

Questa figura è pubblicata insieme all’articolo “Pubblicato in G.U. il Decreto Legislativo 16 aprile 2012, n. 45 – Recepimento nuova Direttiva sulla Moneta Elettronica (nuova EMD)” – R. Garavaglia – CloseToPay blog – 2 maggio 2012

L’analisi di dettaglio del nuovo testo legislativo, appare non semplice; tuttavia, i lettori di CloseToPay hanno avuto l’opportunità di riflettere anzitempo, su molti dei cambiamenti introdotti con la nuova EMD, grazie ad una serie di articoli dedicati (raggruppati al seguente link: http://bit.ly/IzrMxH), comparsi su questo blog.

Altro spazio vorrò dedicare in futuro, poiché diverse sono le novità che impatteranno il mercato dei servizi di pagamento ed il ruolo dei prestatori di servizi di pagamento.

Stay tuned!

In the very last weeks, some news relating to EC’s investigation opened into mobile commerce JV by UK mobile operators Telefónica UK (O2), Vodafone and Everything Everywhere, urge me to give an in deep look at the matter, whit the aim to better understand what is the real scenario they are moving in (… or they was already moved in, even if by single initiatives, as I’ll try to argue in my article).

THE STORY

What’s the JV (… and what is not)

The proposed joint venture, dubbed “Project Oscar” (first announced in June 2011), would create a company owned in equal parts by the above mentioned telcos, intended to create a single mobile wallet platform, where cards, coupons, transactionsal information, … are stored and managed, thank to the SIM card hosting.

As reported by Dan Balaban’s article on 16th April 2012 (1), “[…] Besides setting specifications and business rules for NFC payment applications, Oscar would provide a “single contact point for advertisers, media agencies, retailers and brands,” the telcos said in a statement today, in which they noted that service providers would be able to “book advertising space and create campaigns across all opted-in mobile users, affording economies of scale that they could not ordinarily achieve.” “.

The big excluded…

3UK, a fourth UK telco (belonging to Hutchison 3G), relates the last year Total Telecom news (2)[…] on September 2011 called on the European Commission to block Vodafone, O2, and Everything Everywhere’s plans to form a mobile commerce joint venture, claiming it has been deliberately excluded for competitive reasons.[…]

The EC’s reason why

An EC statement (3), says: “The Commission’s initial investigation revealed that the joint venture and its three parent companies may have the technical and commercial ability and incentive to block future competitors from offering their own mobile wallet services to customers in the UK, or to degrade the quality of these competing mobile wallets so that they become less attractive.

By reading The Telegraph’s article on 12th April 2012 (4), I found that “[…] a source close to the process said that the European Commission’s Competition Directorate was likely to want to examine the proposals further largely because “the entire mobile phone payments market is still so embryonic”.” and – by continuing with Dan Balaban’article (1) – “[…] A fourth UK telco, Three, or Hutchison 3G UK, has opposed the proposed joint venture, and that may have influenced the decision of regulators to carry the antitrust investigation to a deeper level, though the commission’s statement Friday did not mention this“.

THE m-PAYMENT PROJECTS TELCOs IN THE JV ARE ALREADY INVOLVED (even if by single initiatives)

During last fourteen months, each single operators have started (or declared the intention to start) different m-Payment projects, by involving bank or financial institutions in them.

Hereafter I’d like to propose a map, to sum up the different initiatives.

This map is belonging the article “A retrospective analysis of the mobile commerce JV by UK mobile operators Telefónica, Vodafone and Everything Everywhere at the time of EC’s investigation” –  R. Garavaglia - CloseToPay blog –26 th April 2012 | To see the (#) referred news, go to the end of the article

This map is belonging the article “A retrospective analysis of the mobile commerce JV by UK mobile operators Telefónica, Vodafone and Everything Everywhere at the time of EC’s investigation” – R. Garavaglia - CloseToPay blog –26 th April 2012 | To see the (#) referred news, go to the end of the article

THE BUSINESS MODEL

The platform powered by the JV, appears to be a Mobile Wallet platform, allowing financial institutions and other brands (transportation ?) to go to one place for payment and not-payment (e.g. loyalty/couponing/offers) services in the NFC scenario. The business model is based on a SIM rental proposition, as I’ve described in one of the oldest article of mine (10), on July 2009 “Mobile “estate” ” (only for Italian spoken guys, … sorry world!), where the Secure Element is hosted in the SIM.

The Secure Element backbones the Mobile Wallet and, inside of it, different Applications can be hosted (Payment Applications and Value-added Applications).

Who can provide the Mobile Wallet?

As far as regulation concerns, it should be useful and relevant to clarify some aspects regarding the Digital Wallet issuing activity.

As remarked by the last White Paper on Mobile Payment (11), issued by EPC (European Payments Council) on 7th February 2012 , conceptually, a Mobile Wallet can be provided by an authorized Payment Services Provider (for instance, it could be an eMoney Issuer) that issues the payment means with the scope of managing only that specific payment means, or different payment means by the same PSP.

Alternatively, the mobile wallet can be provided by a Trusted Third Party but shall be conceived in to be able to manage payment means issued by multiple payment service providers.” states the EPC document.

The Wallet issuing activity by a PSP and the European regulatory for payment services: an opportunity to manage with care

For the first case (PSP), I’m trying hereafter to analyze very shortly, some chances rising up the arrangement and evolution of the European regulatory framework for Payment Services, assessing the scenario of SEPA landscape, by focusing the opportunity for non-banking competitors (like telcos), to play the role o Payment Services Provider, under the prudential regime provisioned by the PSD (2007/64/EC Directive) and by the so called “2EMD” (Directive 2009/110/EC, on the taking up, pursuit and prudential supervision of the business of Electronic Money Institutions – EMI).

In the SEPA paved arena, non-banking players can really get a Payment Institution or eMoney Issuer license, according to PSD and 2EMD, in one of the Member State; then, thank to the passporting right, they can deal with its payment services proposition, through the whole EEA (European Economic Area).

Concerning the last chance (EMI), issuing e-money grants the new Payment Services Provider to issue and manage Stored Value Account (SVA) in a pre-paid way (is this the way O2 is seeking? the mobile operator has had an application for an e-money license lodged with the Financial Services Authority, for more than a year …).

Although both the above opportunities can be endorsed by non-banking players via the creation of a hybrid entity (Hybrid Payment Institution o Hybrid EMI) and no NewCo should be needed, therefore they have to make an alliance with a bank, since PI/EMI cannot hold deposits (better: funds placed on Payment Account/SVA, require to PI and EMI to be compliant with the funds safeguarding rules, provisioned by PSD and 2EMD) and they cannot have the direct access to that Payment Systems listed in the SFD – Settlement Finality Directive.

Finally, it’s correct to remark that PSD and 2EMD are not permitting everybody to become Payment Services Provider, as the way to get a valid Payment Services Provider clearance, is not so streamlined as it seems.
In other terms, a new entrant, wishing to obtain a PI or EMI license, must own and demonstrate the best awareness about the complexity of the prudential regime and conduct of business rules, it will be compliant to (risk management/control, cost optimizing, protection of reputation, etc.), and, of course, it must be able to manage it.
A trusted brand/image along with the resources to manage customer relationships, are another basic ingredients, to achieve profitable goals in the Mobile Payment market, by dealing with a Payment Services proposition autonomously.

The importance to be “Wallet” (… and to be Wallet Issuer)

As stated above, when I described the Mobile Wallet in the sense of “container“, I’ve left – deliberately – to understand, how it can bring not only the ability to host a sole generic “Mobile Payment Application,” but one (or more than one) “Value-Added Mobile Application”.

The relevance of value-added services, such as Mobile couponing or geo-fenced promotions, is strategic for the development of the NFC market, as they are characterized by high profit margins that – in some circumstances – may partially subsidize the entire mobile eco-system.

In this scenario, when the Mobile Wallet proposition is developed in conjunction with the payment service, it can positively leverage the network effects. Sharing the platform to broaden NFC user experience, means to think about opening up the platform from two-sided to multi-sided, it means to achieve the so called “Open NFC.”

CONCLUSIONS (…?)

As the map I’ve drawn shows, each of the companies forming the JV, has already demonstrated their single commitment on the Mobile Payment Market, by revealing the ability to create partnership in what I can call “cooperative space” (TELCO – Finance).

Can telcos in the JV, share their assets in the name of the “Open NFC”? What about future? Can the European Commission accept it needs a new approach to payment network JVs ?

It is for posterity to judge!

Sources (link to the mentioned articles/documents)

(1) “Doubts Raised for Proposed NFC JVs in Europe as Regulators Probe UK’s Project Oscar” – NFC Times – 16 Apr 2012

(2) “3UK urges EU competition watchdog to block rivals’ m-commerce JV” – Total Telecom – 8 Sep 2011

(3) EUROPEAN COMMISSION – PRESS RELEASE – 13 Apr 2012
       Mergers: Commission opens in-depth investigation into the creation of a mobile commerce joint venture by UK mobile operators Telefónica, Vodafone and Everything Everywhere

(4) “Mobile phone payments platform set to be delayed again by European regulators” – The Telegraph – 12 Apr 2012

(5) “O2 seeks UK license for mobile money play” – Finextra – 3 Feb 2011

(6) “O2 names financial services partners to power new mobile wallet service” – The Paypers – 20 May 2011

(7) “UK wireless operator O2 launches mobile wallet” – Finextra – 26 Apr 2012

(8) “Vodafone and Visa team on NFC m-payments” –Finextra – 27 Feb 2012

(9) “Barclaycard and Orange launch Quick Tap MCP scheme” – Banking Technology – 24 May 2011

(10) “Mobile “estate” “ – R. Garavaglia – BancaMatica – July 2009

(11) WHITE PAPER MOBILE PAYMENTS 2nd edition – Document EPC492-09 – Version 3.0 – Date 7th February 2012

Prosegue la mini-serie su CloseToPay dedicata ai micropagamenti.

Sono trascorsi più di sei mesi dalla precedente puntata (datata 16/4/2011), e se, nel frattempo, qualcosa si è mosso … molto altro ancora dovrà accadere.

In questo quarto appuntamento vorrò quindi cogliere l’occasione per “fissare lo stato dell’arte” e, dove possibile, fornire alcuni elementi pratici di valutazione, molto attuali nel particolare frangente in cui il nostro paese si ritrova (sto pensando al tema del costo per transazioni di pagamento di basso importo, effettuate – o effettuabili? – con specifici strumenti di micropagamento).

Nei precedenti articoli, ho trattato in dettaglio il regime di deroghe previsto dalla normativa primaria, segnatamente all’Art.4 (Deroga per gli strumenti di pagamento di basso valore e moneta elettronica) nel Titolo II del D.lgs 11/2010 (Decreto di recepimento della PSD). Tale Titolo II, come è noto ai più, è stato recentemente attuato da un Provvedimento di Banca d’Italia del 5 luglio 2011, in vigore dall’1 ottobre 2011.

Il Provvedimento emanato dalla nostra banca centrale, ha ritenuto di precisare che, per gli strumenti “[…] che impongono un limite di importo alla singola spesa di 30 euro o che hanno un importo spendibile non superiore ai 150 euro (strumenti usa e getta) o che non possono in nessun momento essere avvalorati per un importo superiore ai 150 euro (strumenti ricaricabili) […]”, vale quel complesso di deroghe, oggetto di attenzione nei succitati miei precedenti articoli, convenibili nell’ambito del contratto quadro fra utente (PSU) e prestatore di servizi di pagamento (PSP).

Null’altro aggiunge, però, sul tema dei micropagamenti in moneta elettronica e delle operazioni di micropagamento a livello nazionale, argomenti per i quali la normativa primaria (v. il suddetto Art.4 del Decreto di recepimento) prevede che la Banca d’Italia, in attuazione delle misure adottate dalla Commissione europea, possa disporre l’applicazione di limiti di importo diversi da quelli più sopra ricordati.

Ciò è spiegabile (almeno per quanto attiene il riferimento alla moneta elettronica), considerando che in Italia, alla data di emanazione del Provvedimento in parola, non era stata recepita la direttiva 2009/110/EC (altrimenti nota come “nuova EMD” o “IMEL2”). Al riguardo vale osservare come, neppure alla data in cui scrivo questo post – 30/11/2011 – il recepimento della medesima si sia ancora perfezionato.

Nell’attesa di questo ulteriore ed importante passaggio, che, nel tessuto circostanziale di questo post, rileva in particolare per i micropagamenti effettuabili con strumenti prepagati ed eventualmente anche in anonimo (entro i limiti concessi), come è possibile sfruttare le deroghe previste dall’attuale normativa?
A questa domanda, formulatami durante un recente evento formativo sul Mobile Payment, nel quale ho avuto l’opportunità ed il piacere di intervenire con un mio contributo (“Mobile Payment & NFC: what about business?”), ho risposto in una video-intervista alla quale vi rimando.

Se la possibile riduzione del costo industriale di una transazione di micropagamento, può tradursi in un’opportunità di business per il PSP e/o di risparmio per il PSU, è altrettanto importante ricordare come la validità del regime derogatorio previsto, sia direttamente riferibile allo strumento di pagamento impiegato (strumento dedicato) e non alla generica operazione. I servizi di pagamento, sono però “strumentali” all’esecuzione di operazioni di pagamento, queste ultime rappresentate come generici trasferimenti di fondi disposti su iniziativa del pagatore o del beneficiario … e la definizione di “strumento di pagamento”, rinvenuta all’Art.1 – comma 1 – lettera s del D.lgs 11/2010, è la seguente: “ qualsiasi dispositivo personalizzato e/o insieme di procedure concordate tra l’utilizzatore e il prestatore di servizi di pagamento e di cui l’utilizzatore di servizi di pagamento si avvale per impartire un ordine di pagamento” (si osservi la neutralità tecnologica di cui può dirsi permeata, tale definizione).

Concludo infine rammentando che, a livello comunitario, per ciò che concerne la PSD (2007/64/EC), entro il 1° novembre 2012, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e alla BCE, una relazione sull’applicazione e l’impatto della direttiva, anche (ma non solo) per quanto riguarda l’applicazione degli articoli 34 e 53 e l’eventuale necessità di rivedere l’ambito di applicazione della PSD, in riferimento agli strumenti di pagamento di basso valore e alla moneta elettronica (l’Art.34 e l’Art. 53, sono quelli che legiferano, rispettivamente, in materia di “Deroghe agli obblighi di informazione per gli strumenti di pagamento di basso valore e la moneta elettronica” e “Deroga per gli strumenti di pagamento di basso valore e moneta elettronica”).

Come dire? … la strada dei micropagamenti è ancora lunga … e l’auspicio è che non la si percorra a micro-passi!

Alla prossima puntata, sempre su CloseToPay.

INDICE DELLE PUNTATE PRECEDENTI

1. Obblighi a carico dell’utilizzatore e del prestatore di Servizi di Pagamento
Macroattenzione ai micropagamenti – Prima puntata (17 gennaio 2011)

2. Inversione dell’onere della prova
Macroattenzione ai micropagamenti – Seconda puntata (31 gennaio 2011)

3. Irrevocabilità e rifiuto di un ordine di pagamento; certezza dei tempi di esecuzione
Macroattenzione ai micropagamenti – Terza puntata (16 aprile 2011)

E’ un altro momento di quelli tanto attesi dai lettori di CloseToPay.

La Banca d’Italia ha emanato il provvedimento di attuazione del Titolo II del Decreto di recepimento della PSD (D.lgs. n. 11 del 27 gennaio 2010), relativo ai diritti e gli obblighi delle parti contraenti un servizio di pagamento.

Nella predisposizione del provvedimento, che viene pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale (G.U. N° 176 – 30 luglio 2011), la nostra banca centrale, ha tenuto in considerazione sia l’esperienza applicativa maturata dal recepimento del testo comunitario della PSD nella normativa primaria nazionale (modifica del T.U.B. avvenuta a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs N°11/2010 il 1 marzo 2010), sia gli esiti di una procedura di consultazione pubblica, che ha permesso ad operatori, professionisti, accademici e associazioni di categoria di prestatori e utilizzatori di servizi di pagamento di fornire commenti e suggerimenti (il sottoscritto, ha avuto l’opportunità di partecipare attivamente a detta consultazione).

Nell’esercizio della funzione di sorveglianza sul sistema dei pagamenti (ex Art.146 T.U.B.), la Banca d’Italia, verificherà il rispetto delle disposizioni emanate, la cui entrata in vigore è fissata al 1° ottobre 2011.

La valenza di tale provvedimento che, come noto, era atteso dagli operatori del settore (sia quelli bancari che quelli non bancari) con grande attenzione, fornisce alcune tra le più importanti indicazioni, che afferiscono almeno i seguenti ambiti:

  • applicazione della disciplina sui servizi di pagamento (ambiti di applicazione oggettivo e soggettivo)
    • definizione più precisa dei cc.dd. “Negative Scope” e “Positive scope”,
    • precisazione dell’ambito soggettivo, in particolare per quanto attiene la categori degli utilizzatori “non consumatori”;
  • spese applicabili alla clientela;
  • modalità per la corretta esecuzione degli ordini di pagamento e le responsabilità che gravano sulle parti coinvolte;
  • micropagamenti;
  • profili di sicurezza dei pagamenti elettronici.

Riassumo brevemente per ciascuno dei suddetti punti in elenco, quella che è, a mio personale avviso, la maggiore portata dell’impatto, rimandando (per chi fosse interessato ad approfondire) ad altre sedi, una disamina più puntuale e dettagliata, che possa consentire una più efficace mappatura dei dettami normativi, sui differenti modelli di business e di servizio.

NEGATIVE SCOPE

La migliore precisione con cui sono stati definiti i perimetri delle deroghe concesse, a quelle attività che non rientrano nella definizione di Servizi di Pagamento, rileva nei seguenti contesti:

  • Strumenti a spendibilità limitata,
    laddove la valutazione di conformità alla deroga, deve essere analizzata con particolare cura, avendo – anche – riguardo ai confini spaziali e negoziali delle reti cc.dd. “limitate”ed alla tipologia di prodotti o servizi acquistabili;
  • Mobile Payment,
    per un’ineludibile comprensione della fattibilità o dell’impedimento, di intermediare il pagamento di beni digitali e fisici, usando il credito telefonico di un operatore di rete (ma anche quello – non telefonico – di qualsiasi altro operatore digitale o informatico), in alcuni ambiti operativi su cui si sono maggiormente addensate perplessità e formulate ipotesi (spesso azzardate), quali ad esempio quelli riferibili ai titoli di legittimazione elettronici abilitativi all’ottenimento di beni o servizi, oppure quelli riconducibili all’annoso tema della  fruizione o consegna di beni immateriali su dispositivi o tramite un servizio di trasmissione dati riconducibile allo stesso operatore, che fruisce della deroga in parola (e, conversamente, cosa significhi quando tale precisazione di riconducibilità sia non contemperata);
  • Cash-Pooling
    di particolare interesse per le tesorerie d’impresa, nei casi in cui si vuole ottenere la mera ottimizzazione della gestione delle relative disponibilità finanziarie.

POSITIVE SCOPE

Per contro, la più chiara definizione del Negative Scope, permette di delineare con altrettanta maggiore lucidità l’ambito di applicazione oggettivo positivo, ossia la la classificazione di quelle attività relative a Servizi di Pagamento, che ricadono nella non disapplicazione del Decreto di recepimento della PSD.

Fra queste rileva osservare, una più netta ed inequivocabile definizione afferibile il servizio di Acquiring.
In particolare, viene chiaramente specificato che è annoverata tra i servizi di pagamento l’attività di “acquisizione” di strumenti di pagamento (Art. 1, comma 1, lettera b) n. 5 del D.lgs N°11/2010) consistente “[…]nella stipula di apposito contratto per il convenzionamento dei soggetti (ad esempio, esercizi commerciali) abilitati all’accettazione di uno strumento di pagamento, secondo le regole del circuito di riferimento, accompagnata dalla gestione dei relativi flussi finanziari (c.d. acquiring).

Al riguardo, è precisato che il fulcro del servizio è il “convenzionamento” con un circuito di pagamento per l’accettazione di un determinato strumento, indicando che “[…] la mera gestione di terminali non costituisce servizio di acquiring; tuttavia, data la loro importanza per l’accettazione di uno strumento di pagamento, ai sensi dell’articolo 146, comma 2 del TUB, i soggetti che forniscono e gestiscono i terminali assicurano che i propri servizi consentano ai prestatori di servizi di pagamento la piena conformità alle disposizioni del Decreto e del presente Provvedimento”.

SPESE APPLICABILI ALLA CLIENTELA

Tra i punti più “delicati” di questo ambito, figurano:

  • gratuità delle misure correttive e preventive di errori e inesattezze nell’esecuzione di operazioni di pagamento
  • regole tariffarie (la c.d. “regola share”)
  • Divieto di decurtazione delle spese
  • Divieto di surcharge ed impiego della leva tariffaria per disincentivare l’utilizzo degli strumenti di pagamento meno efficienti e affidabili (imposizione del divieto del surcharge, ma anche individuazione da parte di Banca d’Italia di casi in cui sia possibile derogare al divieto).
    Rimando volentieri ad un mio precedente articolo dello scorso anno “L’EFFICIENZA DEI SERVIZI DI PAGAMENTO: COSTI E PREZZI SECONDO LA PSD” – Bancamatica, maggio 2010, in quanto contributo (molto …) antesignano di una materia, per alcuni aspetti ancora in fieri.

MODALITA’ PER LA CORRETTA ESECUZIONE DEGLI ORDINI DI PAGAMENTO E RESPONSABILITA’ GRAVANTI SULLE PARTI COINVOLTE

Il tema trattato, è sicuramente quello più ampio; in questa sede mi limito pertanto a fare una sola ed unica riflessione, in relazione al tema della riservatezza dei dispositivi di sicurezza impiegabili per una transazione di
e-Commerce (acquisto online di un prodotto/servizio via internet da un web merchant).
Nei casi in cui lo strumento di pagamento preveda l’impiego di dispositivi personalizzati di sicurezza, l’utilizzatore è obbligato a porre in atto, tutti gli accorgimenti idonei a preservare la riservatezza nei medesimi e necessari al fine di evitare utilizzi non autorizzati dello strumento stesso.
Il tema dei cc.dd. “Overlay Services”, ovvero di quei servzi che consentono l’esecuzione di pagamenti in ambiente internet, attraverso l’interposizione – tra prestatore di servizi di pagamento e utilizzatore – di un soggetto in possesso dei codici di autenticazione di quest’ultimo (e che in alcun modo devono confondersi con i servizi basati su sistemi OBeP!), trova quindi una chiara risoluzione nel seguente disposto:  “[…] E’ necessario che l’utilizzatore ottenga l’autorizzazione del proprio prestatore di servizi di pagamento prima di fornire a terzi i codici per l’utilizzo del servizio o dello strumento di pagamento. […] Qualora il contratto tra utilizzatore e prestatore di servizi di pagamento faccia divieto al primo di comunicare a terzi i codici di sicurezza, la violazione di tale divieto integra una condotta negligente da parte dell’utilizzatore, non consentendogli di avvalersi dell’esenzione di responsabilità di cui al successivo paragrafo”.

MICROPAGAMENTI

Il tema (particolarmente caro ai lettori di CloseToPay) è stato dal sottoscritto ampiamente trattato in questi mesi, in una serie di articoli intitolata “Macroattenzione ai micropagamenti”, che da gennaio 2011 compaiono sul blog (manca ancora la quarta ed ultima puntata, che volevo appunto redigere e pubblicare ad emanazione del provvedimento attuativo di Banca d’Italia in oggetto e, se possibile, a posteriori del recepimento della nuova direttiva sulla moneta elettronica (2009/110/EC, la c.d. “nuova EMD” o “IMEL2”).

Il provvedimento riprende in linearità e coerenza tutti gli argomenti che, nella succitata serie su CloseToPay, erano stati affrontati.
Non penso ci sia quindi null’altro da aggiungere se non segnalare che, alcune delle deroghe previste per gli strumenti di micropagamento valgono anche per la moneta elettronica, e che, entro certi limiti (ossia quelli che permettono l’uso in anonimo), valgono solo per la moneta elettronica .

PROFILI DI SICUREZZA DEI PAGAMENTI ELETTRONICI

Sotto il profilo della sicurezza, il provvedimento riprende il testo del secondo documento che andò in consultazione pubblica a settembre del 2010 “Tipologie di strumenti di più elevata qualità sotto il profilo della sicurezza”, in alcuni punti correggendo anomalie interpretative (p.e. quelle relative ai cc.dd. Strumenti di pagamento di “basso valore”) ed in altri dando chiara indicazione delle modalità con cui Banca d’Italia riconosce la qualifica di strumento a “maggior sicurezza”.

Anche in questo caso, l’argomento è noto ai miei lettori (così come lo è il mio pensiero), e, ricordando ad esempio l’articolo “INCENTIVI ALL’OFFERTA DI STRUMENTI DI PAGAMENTO PIÙ SICURI, SECONDO LA PSD” – Bancamatica, marzo 2010, osservo che, su tali temi, le dinamiche competitive che si vorranno sviluppare, trovano nel provvedimento in questione, una valida base di riferimento, necessaria al fine di conseguire la suddetta qualifica di strumento “più sicuro”.

Concludo questo post con un’ultima riflessione.
La complessità della materia trattata è notevole e, considerando la natura prescrittiva delle nuove regole, sarà importante testarne la concreta applicazione e interpretazione da parte di chi dovrà adempiervi.
Dal mio punto di vista, dedicherò ancora molto spazio a questi temi, pur sempre nell’economia di questo blog, rendendomi disponibile (come sempre) ad un confronto interlocutorio in altre sedi (ovvero quelle della consulenza, su cui baso la mia attività professionale).

Mai come in questo caso, la progettazione di una nuova proposizione di valore, sia essa costituita da un prodotto o un servizio di pagamento (m-Payment,
e-Payment, Card Payment, …) deve a mio avviso possedere un attributo fondamentale: la “resilienza”, ossia la capacità di resistere nel tempo agli urti/impatti (e quelli dipesi dalla normativa … sono notevoli!), pur mantenendo una propria flessibilità e dinamicità intrinseche.