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Posts Tagged ‘PaymentInstitutions’

E’ un altro momento di quelli tanto attesi dai lettori di CloseToPay.

La Banca d’Italia ha emanato il provvedimento di attuazione del Titolo II del Decreto di recepimento della PSD (D.lgs. n. 11 del 27 gennaio 2010), relativo ai diritti e gli obblighi delle parti contraenti un servizio di pagamento.

Nella predisposizione del provvedimento, che viene pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale (G.U. N° 176 – 30 luglio 2011), la nostra banca centrale, ha tenuto in considerazione sia l’esperienza applicativa maturata dal recepimento del testo comunitario della PSD nella normativa primaria nazionale (modifica del T.U.B. avvenuta a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs N°11/2010 il 1 marzo 2010), sia gli esiti di una procedura di consultazione pubblica, che ha permesso ad operatori, professionisti, accademici e associazioni di categoria di prestatori e utilizzatori di servizi di pagamento di fornire commenti e suggerimenti (il sottoscritto, ha avuto l’opportunità di partecipare attivamente a detta consultazione).

Nell’esercizio della funzione di sorveglianza sul sistema dei pagamenti (ex Art.146 T.U.B.), la Banca d’Italia, verificherà il rispetto delle disposizioni emanate, la cui entrata in vigore è fissata al 1° ottobre 2011.

La valenza di tale provvedimento che, come noto, era atteso dagli operatori del settore (sia quelli bancari che quelli non bancari) con grande attenzione, fornisce alcune tra le più importanti indicazioni, che afferiscono almeno i seguenti ambiti:

  • applicazione della disciplina sui servizi di pagamento (ambiti di applicazione oggettivo e soggettivo)
    • definizione più precisa dei cc.dd. “Negative Scope” e “Positive scope”,
    • precisazione dell’ambito soggettivo, in particolare per quanto attiene la categori degli utilizzatori “non consumatori”;
  • spese applicabili alla clientela;
  • modalità per la corretta esecuzione degli ordini di pagamento e le responsabilità che gravano sulle parti coinvolte;
  • micropagamenti;
  • profili di sicurezza dei pagamenti elettronici.

Riassumo brevemente per ciascuno dei suddetti punti in elenco, quella che è, a mio personale avviso, la maggiore portata dell’impatto, rimandando (per chi fosse interessato ad approfondire) ad altre sedi, una disamina più puntuale e dettagliata, che possa consentire una più efficace mappatura dei dettami normativi, sui differenti modelli di business e di servizio.

NEGATIVE SCOPE

La migliore precisione con cui sono stati definiti i perimetri delle deroghe concesse, a quelle attività che non rientrano nella definizione di Servizi di Pagamento, rileva nei seguenti contesti:

  • Strumenti a spendibilità limitata,
    laddove la valutazione di conformità alla deroga, deve essere analizzata con particolare cura, avendo – anche – riguardo ai confini spaziali e negoziali delle reti cc.dd. “limitate”ed alla tipologia di prodotti o servizi acquistabili;
  • Mobile Payment,
    per un’ineludibile comprensione della fattibilità o dell’impedimento, di intermediare il pagamento di beni digitali e fisici, usando il credito telefonico di un operatore di rete (ma anche quello – non telefonico – di qualsiasi altro operatore digitale o informatico), in alcuni ambiti operativi su cui si sono maggiormente addensate perplessità e formulate ipotesi (spesso azzardate), quali ad esempio quelli riferibili ai titoli di legittimazione elettronici abilitativi all’ottenimento di beni o servizi, oppure quelli riconducibili all’annoso tema della  fruizione o consegna di beni immateriali su dispositivi o tramite un servizio di trasmissione dati riconducibile allo stesso operatore, che fruisce della deroga in parola (e, conversamente, cosa significhi quando tale precisazione di riconducibilità sia non contemperata);
  • Cash-Pooling
    di particolare interesse per le tesorerie d’impresa, nei casi in cui si vuole ottenere la mera ottimizzazione della gestione delle relative disponibilità finanziarie.

POSITIVE SCOPE

Per contro, la più chiara definizione del Negative Scope, permette di delineare con altrettanta maggiore lucidità l’ambito di applicazione oggettivo positivo, ossia la la classificazione di quelle attività relative a Servizi di Pagamento, che ricadono nella non disapplicazione del Decreto di recepimento della PSD.

Fra queste rileva osservare, una più netta ed inequivocabile definizione afferibile il servizio di Acquiring.
In particolare, viene chiaramente specificato che è annoverata tra i servizi di pagamento l’attività di “acquisizione” di strumenti di pagamento (Art. 1, comma 1, lettera b) n. 5 del D.lgs N°11/2010) consistente “[…]nella stipula di apposito contratto per il convenzionamento dei soggetti (ad esempio, esercizi commerciali) abilitati all’accettazione di uno strumento di pagamento, secondo le regole del circuito di riferimento, accompagnata dalla gestione dei relativi flussi finanziari (c.d. acquiring).

Al riguardo, è precisato che il fulcro del servizio è il “convenzionamento” con un circuito di pagamento per l’accettazione di un determinato strumento, indicando che “[…] la mera gestione di terminali non costituisce servizio di acquiring; tuttavia, data la loro importanza per l’accettazione di uno strumento di pagamento, ai sensi dell’articolo 146, comma 2 del TUB, i soggetti che forniscono e gestiscono i terminali assicurano che i propri servizi consentano ai prestatori di servizi di pagamento la piena conformità alle disposizioni del Decreto e del presente Provvedimento”.

SPESE APPLICABILI ALLA CLIENTELA

Tra i punti più “delicati” di questo ambito, figurano:

  • gratuità delle misure correttive e preventive di errori e inesattezze nell’esecuzione di operazioni di pagamento
  • regole tariffarie (la c.d. “regola share”)
  • Divieto di decurtazione delle spese
  • Divieto di surcharge ed impiego della leva tariffaria per disincentivare l’utilizzo degli strumenti di pagamento meno efficienti e affidabili (imposizione del divieto del surcharge, ma anche individuazione da parte di Banca d’Italia di casi in cui sia possibile derogare al divieto).
    Rimando volentieri ad un mio precedente articolo dello scorso anno “L’EFFICIENZA DEI SERVIZI DI PAGAMENTO: COSTI E PREZZI SECONDO LA PSD” – Bancamatica, maggio 2010, in quanto contributo (molto …) antesignano di una materia, per alcuni aspetti ancora in fieri.

MODALITA’ PER LA CORRETTA ESECUZIONE DEGLI ORDINI DI PAGAMENTO E RESPONSABILITA’ GRAVANTI SULLE PARTI COINVOLTE

Il tema trattato, è sicuramente quello più ampio; in questa sede mi limito pertanto a fare una sola ed unica riflessione, in relazione al tema della riservatezza dei dispositivi di sicurezza impiegabili per una transazione di
e-Commerce (acquisto online di un prodotto/servizio via internet da un web merchant).
Nei casi in cui lo strumento di pagamento preveda l’impiego di dispositivi personalizzati di sicurezza, l’utilizzatore è obbligato a porre in atto, tutti gli accorgimenti idonei a preservare la riservatezza nei medesimi e necessari al fine di evitare utilizzi non autorizzati dello strumento stesso.
Il tema dei cc.dd. “Overlay Services”, ovvero di quei servzi che consentono l’esecuzione di pagamenti in ambiente internet, attraverso l’interposizione – tra prestatore di servizi di pagamento e utilizzatore – di un soggetto in possesso dei codici di autenticazione di quest’ultimo (e che in alcun modo devono confondersi con i servizi basati su sistemi OBeP!), trova quindi una chiara risoluzione nel seguente disposto:  “[…] E’ necessario che l’utilizzatore ottenga l’autorizzazione del proprio prestatore di servizi di pagamento prima di fornire a terzi i codici per l’utilizzo del servizio o dello strumento di pagamento. […] Qualora il contratto tra utilizzatore e prestatore di servizi di pagamento faccia divieto al primo di comunicare a terzi i codici di sicurezza, la violazione di tale divieto integra una condotta negligente da parte dell’utilizzatore, non consentendogli di avvalersi dell’esenzione di responsabilità di cui al successivo paragrafo”.

MICROPAGAMENTI

Il tema (particolarmente caro ai lettori di CloseToPay) è stato dal sottoscritto ampiamente trattato in questi mesi, in una serie di articoli intitolata “Macroattenzione ai micropagamenti”, che da gennaio 2011 compaiono sul blog (manca ancora la quarta ed ultima puntata, che volevo appunto redigere e pubblicare ad emanazione del provvedimento attuativo di Banca d’Italia in oggetto e, se possibile, a posteriori del recepimento della nuova direttiva sulla moneta elettronica (2009/110/EC, la c.d. “nuova EMD” o “IMEL2”).

Il provvedimento riprende in linearità e coerenza tutti gli argomenti che, nella succitata serie su CloseToPay, erano stati affrontati.
Non penso ci sia quindi null’altro da aggiungere se non segnalare che, alcune delle deroghe previste per gli strumenti di micropagamento valgono anche per la moneta elettronica, e che, entro certi limiti (ossia quelli che permettono l’uso in anonimo), valgono solo per la moneta elettronica .

PROFILI DI SICUREZZA DEI PAGAMENTI ELETTRONICI

Sotto il profilo della sicurezza, il provvedimento riprende il testo del secondo documento che andò in consultazione pubblica a settembre del 2010 “Tipologie di strumenti di più elevata qualità sotto il profilo della sicurezza”, in alcuni punti correggendo anomalie interpretative (p.e. quelle relative ai cc.dd. Strumenti di pagamento di “basso valore”) ed in altri dando chiara indicazione delle modalità con cui Banca d’Italia riconosce la qualifica di strumento a “maggior sicurezza”.

Anche in questo caso, l’argomento è noto ai miei lettori (così come lo è il mio pensiero), e, ricordando ad esempio l’articolo “INCENTIVI ALL’OFFERTA DI STRUMENTI DI PAGAMENTO PIÙ SICURI, SECONDO LA PSD” – Bancamatica, marzo 2010, osservo che, su tali temi, le dinamiche competitive che si vorranno sviluppare, trovano nel provvedimento in questione, una valida base di riferimento, necessaria al fine di conseguire la suddetta qualifica di strumento “più sicuro”.

Concludo questo post con un’ultima riflessione.
La complessità della materia trattata è notevole e, considerando la natura prescrittiva delle nuove regole, sarà importante testarne la concreta applicazione e interpretazione da parte di chi dovrà adempiervi.
Dal mio punto di vista, dedicherò ancora molto spazio a questi temi, pur sempre nell’economia di questo blog, rendendomi disponibile (come sempre) ad un confronto interlocutorio in altre sedi (ovvero quelle della consulenza, su cui baso la mia attività professionale).

Mai come in questo caso, la progettazione di una nuova proposizione di valore, sia essa costituita da un prodotto o un servizio di pagamento (m-Payment,
e-Payment, Card Payment, …) deve a mio avviso possedere un attributo fondamentale: la “resilienza”, ossia la capacità di resistere nel tempo agli urti/impatti (e quelli dipesi dalla normativa … sono notevoli!), pur mantenendo una propria flessibilità e dinamicità intrinseche.

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Lo so, lo so … qualche spiritoso potrebbe maliziosamente ironizzare sul doppio senso del titolo … ma non è mia intenzione neppur lambire alcuna vena polemica.

Quello di cui vi parlo (anzi, di cui ho già parlato!), è unicamente un mio personale parere su cosa potrebbe, anche,  significare “innovazione” nei servizi di pagamento bancari; una fotografia scattata – pur sempre – con un teleobiettivo, ma di una lunghezza focale che auspicherei non essere maggiore, di quanto il più sterile pessimismo vorrebbe sardonicamente credere.

Durante una gradevole chiacchierata con Laura Ghisleri di IIR – Istituto Internazionale di Ricerca, fatta circa un mese fa [15/6/2011], ho voluto esprimere la mia opinione sullo sviluppo possibile di alcuni servizi di pagamento bancari, anche grazie all’effetto di una nuova attenzione all’innovazione, che si eserciterà in ambito SEPA.

In un contesto dove l’impegno delle istituzioni verso la promozione dell’armonizzazione dei pagamenti al dettaglio, potrà e vorrà concentrarsi anche sui pagamenti innovativi (e/m-Payments), qual è la visione strategica della
e-SEPA, cosa significa realmente la parola “innovazione” applicata ai servizi di pagamento e quali saranno i modelli di servizio più convincenti, che evoluzioni sono in atto nel settore dei micropagamenti?

A queste domande rispondo in un’intervista che potete scaricare da: http://bit.ly/w9u29S

Buona lettura!

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Una lunga e piacevole chiacchierata con Antonia Buonagurio di IIR – Istituto Internazionale di Ricerca, mi ha permesso di esprimere la mia opinione su quanto potrà accadere nel corso del prossimo anno, in tema di innovazione nello scenario delle carte e dei servizi di pagamento.

Quale sarà l’impatto per le banche, in che modo questi cambiamenti potrebbero interessare il settore GDO & Retail, qual è il posizionamento in questo contesto delle Aziende di  Telecomunicazioni, quali sviluppi potrebbero attuare le aziende di Trasporto, come potrebbero innovare i servizi di pagamento le Utilities, quali novità per il settore Petrol e, infine, quali i riflessi per la Pubblica Amministrazione?

A queste domande rispondo in un’intervista che potete scaricare da: http://bit.ly/mP0HMH

Buona lettura!

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Oggi, 24 settembre 2010, Banca d’Italia ha reso pubbliche per la consultazione, le misure di attuazione del Titolo II del D.lgs 11/2010, il decreto che ha recepito il testo comunitario della PSD (Payment Services Directive) e che al Titolo II disciplina i diritti e gli obblighi delle parti contraenti un servizio di pagamento (link al Comunicato Stampa ).

L’emanazione di normazione secondaria, avverrà ai sensi dell’Art.31 del decreto di recepimento e fornirà indicazioni a tutte le tipologie previste di Payment Services Provider, per l’applicazione della suddetta normativa primaria (in vigore dal 1 marzo 2010).

Nel più ristretto ambito descritto dal profilo “Autorizzazione di un’operazione di pagamento”, rileva osservare il tema della sicurezza dei servizi e degli strumenti di pagamento, in special modo per quelli che si candidano ad operare in contesti di rete aperte (quali internet) o con il supporto di tecnologie innovative (è il caso del Mobile Payment).
All’uopo, Banca d’Italia pubblica oggi, contestualmente alle succitate misure di attuazione, un ulteriore documento di definizione delle “Tipologie di strumenti di più elevata qualità sotto il profilo della sicurezza”, il cui impiego, in ordine a quanto previsto nell’Art. 12 – comma 5, può ridurre le responsabilità massime degli utilizzatori per l’utilizzo non autorizzato (ne avevo già commentato la previsione disposta nella normativa primaria, in “Incentivi all’offerta di strumenti di pagamento più sicuri, secondo la PSD” – R. Garavaglia – Bancamatica Marzo 2010).

Il termine ultimo della consultazione pubblica valido

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No. Non sto riferendomi al significato manzoniano del termine “pia”, attribuito ad alcune donne dei Promessi  Sposi, né voglio citare Virgilio (anche se il significato più intimo del titolo, può trascenderne le istanze …). 

Voglio in questo articolo soffermarmi, sull’acronimo Inglese PIE – Payment Institutions Enabler, che circa tre anni fa coniai, definendo un modello di offerta, che i processor bancari e finanziari, avrebbero potuto sviluppare, a supporto di nuovi entranti intenzionati ad operare come Istituti di Pagamento

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In the very last weeks, some news (and rumors as well) relating to Apple’s vision on Mobile Payment, have been published around the web, apparently signaling that the Cupertino-based giant, faster and faster is closing to define a key strategy in that high challenging market .

Hereafter an excerpt of such news:

April 8, 2010 – APPLE TO BUILD MOBILE PAYMENTS BUSINESS AROUND ITUNES CREDITS?

April 23, 2010 – APPLE’S MOBILE-PAY VISION CUTS BANKS OUT OF THE PICTURE

May 3, 2010 – APPLE MAY BE EYEING VIVOTECH

May 4, 2010 – COMING SOON: MOBILE PAYMENTS ON THE APPLE IPHONE(TM)

 

Cloud (various blog, Linkedin discussion, tweet news, etc.), are venture a guess  and arguing  as well, futuristic  previsions.
Someone is thinking about  the technology driven next step of Apple (will be the iPhone really NFC equipped ?, will the mobile
hand-held device host the Secure Element, will the iPhone – or better the iPad- turn in a POS ?), some else imaging what they can do in the heavily regulated world of payments.

Everybody seems to be blocked in the only worldwide vision; by forgetting to focus on specific regions, very high is the risk to come to a possible misleading end.

In my post (this post), I’m trying to imagine the possible strategies, considering the regulatory point of view (constraints and opportunities), taking in account at least two separated scenario: 1st is regarding SEPA landscape (Euro Zone + EU + EEA + Switzerland), 2nd is regarding non-SEPA landscape.

IMHO, in the first scenario, I can see Apple really getting a Payment Institution license, according to 2007/64/EC – PSD, in one of the European state member (after an European subsidiary has been established, or after an European private company has been bought); then, thank to the passporting right, it can deal with its payment services proposition, through the whole SEPA market.

Otherwise, Apple can wait till the new EMD (2009/110/EC directive) transposition, get the license of new EMI (under a prudential regime very similar to Payment Institutions), start with issuing e-money (imagine: “iTunes currency” !)  and providing payment services.

Although both the above opportunities, can be endorsed by Apple, by the creation of a hybrid subject (Hybrid Payment Institution o Hybrid  EMI) and no NewCo should be needed, therefore they must make an alliance with a bank, where PI nor EMI, can hold deposits and cannot have the direct access (ex Art. 28 of PSD) to Payment Systems listed in the SFD – Settlement Finality Directive (but large “Apple PI” – or “Apple EMI”-  might also acquire small bank in the future …)

In the second scenario, I can see Apple becoming really a bank
(Calif. based? …), providing the full banking/payment services out of Europe. To enter the European market, they can follow the same way depicted in the above mentioned my 1st scenario.

Since the glass sphere is not owned by me, can such story arise?
As I told before, that’s my personal view; anybody share the same?

See you, on CloseToPay blog.

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Il Consiglio dei Ministri N°84 del 1 marzo 2010, ha approvato in via preliminare lo schema del Disegno di Legge recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee (Legge comunitaria 2010).

Nell’allegato B del suddetto schema, trovasi anche la direttiva comunitaria 2009/110 del 16 settembre 2009, concernente l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE: la nuova EMD.

Le tappe che seguiranno in sequenza, prevedono che il provvedimento:

  • acquisisca il parere della Conferenza Stato-Regioni in sessione comunitaria; 
  • ritorni al C.d.M. per la definitiva approvazione, dando a posteriori avvio all’iter parlamentere.

Tra le novità introdotte in questo Disegno di Legge Comunitaria, (altro…)

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